“Era il mio sogno nel cassetto”
Una tinta rossa amaranto, non uniforme giacché la verniciatura è quella originale. Il sellino di cuoio nero tutto ricucito a mano e il celebre marchio aziendale dorato con l’Acquila di Mandello applicato sul serbatoio. Le valvole scoperte come in origine e in blu il contrassegno ‘7248AL’, nonché l’ultima targatura risalente al 1948. Sono le componenti estetiche che subito balzano all’occhio osservando la Moto Guzzi Tipo V del 1935 che Salvatore Bonifiacio ha interamente restaurato e con la quale partecipa alla Milano-Taranto 2026, la leggendaria corsa motociclistica su strada in programma dal 6 all’11 luglio. “Si realizza un sogno che avevo nel cassetto. Seguivo da tempo la manifestazione, come spettatore. Non avevo neanche la patente quando ho vissuto alcune tappe pugliesi, come le soste ad Acquaviva delle Fonti e Castellana Grotte. L’atmosfera mi ha letteralmente stregato e mi sono imposto di parteciparvi, un giorno, con una moto dell’anteguerra”.
È l’iconico monocilindrico da 500cc della Moto Guzzi, dal design robusto in grado di unire eleganza classica e vocazione sportiva, che Salvatore sceglie per affrontare l’affasciante avventura della MI-TA. Un pezzo di storia dal valore inestimabile sul quale è stato eseguito un complesso quanto conservativo processo di restauro, anche grazie al sostegno di colleghi o amici come Angelo di Martina Franca.
“Ci ho lavorato per un anno, tutti i giorni compresi tanti fine settimana. Non saprei quantificare esattamente le ore di lavoro – spiega – Sulla moto sono stati montati una serie di compassi posteriori con la funzione di ammortizzare, oltre ad alcune modifiche nel telaio. Ma resta un modello rigido, all’infuori della culla del motore. Sul piano meccanico è stata ripristinata in maniera totale, un mezzo del tutto affidabile”. Raccomandabile sulla prestazione, e in questo senso il viaggio per l’Italia è un percorso di oltre duemila chilometri da nord a sud, ma ancor prima la motocicletta – autentico gioiellino d’epoca – custodisce storie e vissuti. “È rimasta ferma sul balcone, per più di vent’anni, prima che l’acquistassi nell’agosto del 2025. Arriva da Barberino Tavernelle, in provincia di Firenze. Il proprietario l’aveva comprata in una mostra-scambio ad Imola, nei primi anni Duemila. Ricostruire integralmente la storia è difficile. Sto provando a farlo attraverso le visure, quindi tracciando targhe, proprietari e successioni del passato”.
Certo di percorrere tra le tante tappe delle Stivale, conoscere piazze e località da nord a sud, incontrare milioni di persone che potranno apprezzare la bellezza assoluta della sua motocicletta. Tutto pronto per Salvatore. O quasi. Di certo svetta già il numero 120 sulla Moto Guzzi. Un dettaglio più che rilevante: è il codice identificativo che gli organizzatori della rivocazione storica ideata da Franco Sabatini hanno assegnato al motociclista pugliese. Un font chiaro e spennellato con grande cura, quasi dissacrante, poggia sul faro anteriore del mezzo. In tinta nera su sfondo bianco, la numerazione si ripete prevaricante sulla scodella a becco. «La passione per il restauro, nata come un gioco, è iniziata rispolverando la bicicletta del nonno in cantina, quando ancora frequentavo le scuole medie. In quel periodo, in estate, andavo all’officina di Carlo Santoiemma, a Sammichele. In qualche modo lui mi ha trasmesso questa passione che con gli anni è diventata smisurata fino al punto di allestire una sorta di officina-museo».
Nel suo laboratorio custodisce infatti un prezioso fortino, di cui oggetti della prima metà del Novecento. Ad esempio, lattine e pezzi di ricambio, poster ingialliti e storici ritagli di giornale. Ancora cartelli stradali mangiati dal tempo o pannelli di eventi come la stessa Milano-Taranto o il Gran Premio di Bari. Non manca chiaramente la bicicletta del nonno, un modello d’epoca della Banaco del 1953, ma soprattutto la pompa di benzina ‘Lampo’ della 1927 acquistata dal famoso pilota di Formula1 Riccardo Patrese o la mensola in legno ispirata al film ‘Indian. La grande sfida’ con la fedele riproduzione della celebre frase ‘Offerings to the God of Speed’.




