Cassazione, ci sono le condizioni per liberare un ex capo della mafia gelese
I giudici del tribunale di sorveglianza di Roma dovranno nuovamente valutare la richiesta di liberazione condizionale, presentata dal cinquantunenne Carmelo Massimo Billizzi, collaboratore di giustizia e già ai vertici del gruppo di Cosa Nostra di Gela (Caltanissetta), autoaccusatosi di omicidi, tentati omicidi ed estorsioni.
La Corte di Cassazione, infatti, ha accolto il ricorso presentato dalla difesa di Billizzi (legale Vania Giamporcaro), che ormai da nove anni sconta una pena residua, per un totale di ventisei anni, in regime di arresti domiciliari. Per la Cassazione, che ha pubblicato le motivazioni della sentenza, il percorso di vita di Billizzi è pienamente di reinserimento sociale, ormai distante dai contesti criminali.
I giudici, nelle motivazioni, scrivono che «successivamente all’ammissione della detenzione domiciliare, nel 2015, e dunque per ben nove anni, egli ha tenuto una condotta sempre regolare, rispettando costantemente le prescrizioni impartitegli».
Il tribunale di sorveglianza, con una prima ordinanza, aveva considerato che «non vi fossero elementi sufficienti per ritenere maturato un suo sicuro ravvedimento». Il collaboratore ha più volte effettuato donazioni economiche all’associazione antimafia «Libera» e sta svolgendo attività di volontariato in una parrocchia, presso la località protetta dove vive.
La Cassazione sottolinea ancora che il collaboratore «ha reso un contributo di notevolissimo rilievo, rendendo dichiarazioni che hanno condotto all’affermazione di responsabilità di molte persone in vari procedimenti (tra cui l’operazione «Tetragona» e l’operazione «Redde rationem”). Ora, il tribunale di sorveglianza dovrà ritornare sulla sua richiesta di liberazione condizionale.
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