Società

Pagelle sui social, il CNDDU sostiene la provocazione di D’Ambrosio: pubblicare i voti lede la privacy dei minori e sminuisce il percorso educativo

La pratica di pubblicare le pagelle scolastiche dei figli sui social network è sempre più diffusa tra i genitori.

Per riflettere su questo fenomeno, il dirigente Alfonso D’Ambrosio ha lanciato una provocazione generata con l’intelligenza artificiale, raccogliendo migliaia di commenti impulsivi, come abbiamo raccontato in questo articolo. L’iniziativa ha incassato il pieno sostegno del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU).

Il rischio della cultura della prestazione

L’esperimento ha dimostrato come la velocità di reazione sul web superi spesso la reale comprensione dei testi. Condividere pubblicamente i risultati scolastici riduce il percorso formativo del ragazzo a un semplice indicatore numerico. L’associazione sottolinea che ogni voto nasconde impegno, difficoltà e talenti in via di sviluppo, elementi che una semplice fotografia non può raccontare.

Pubblicare questi dati alimenta unicamente la ricerca del consenso immediato e l’esibizione. A questo proposito, il presidente del CNDDU Romano Pesavento ha spiegato:”Esporre pubblicamente tali elementi significa sottrarli alla dimensione educativa della relazione per consegnarli alla logica dell’approvazione sociale, dove il numero dei “like” finisce per sostituire il dialogo autentico”.

La tutela della riservatezza dei ragazzi

Un altro tema centrale sollevato dal comunicato riguarda il diritto alla riservatezza dei minori. Condividere i voti online da parte delle famiglie contribuisce a creare un’impronta digitale permanente che seguirà i giovani anche fuori dalla scuola. Il Coordinamento precisa che il semplice consenso di madri e padri alla pubblicazione non risolve affatto il problema etico.

L’autodeterminazione digitale è infatti un diritto che appartiene ai futuri cittadini. Oggi i bambini e gli adolescenti devono essere protetti da un’esposizione pubblica non richiesta che confonde la sfera privata con lo spazio pubblico.

L’esempio degli adulti e la verifica delle fonti

La provocazione del preside ha incluso anche una falsa interpretazione della pagella di Albert Einstein, confermando una diffusa incapacità di verificare le fonti. Il CNDDU fa notare che gli adulti non possono criticare la superficialità delle nuove generazioni se sono i primi a condividere contenuti in modo acritico, mossi solo da reazioni emotive.

Il sistema educativo necessita di una vera ecologia della comunicazione, basata sul rispetto della dignità e sul pensiero critico, partendo proprio dal buon esempio dei più grandi: “Non basta chiedere ai giovani di essere cittadini digitali consapevoli: occorre che gli adulti dimostrino, con i propri comportamenti, che la responsabilità precede sempre la condivisione”.


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