Droni sottomarini anti Cina: il piano degli Usa per imbrigliare il Dragone
Gli Stati Uniti vogliono sviluppare una nuova generazione di droni subacquei autonomi destinati a rafforzare la sorveglianza e la capacità di deterrenza negli spazi marittimi più sensibili. Il progetto si inserisce nel quadro dell’accordo Aukus tra gli stessi Usa, l’Australia e il Regno Unito, che sta ampliando il proprio raggio d’azione oltre i sottomarini nucleari per includere sistemi senza equipaggio e sensori avanzati. L’obiettivo del patto? Costruire una rete integrata di veicoli subacquei in grado di monitorare infrastrutture critiche come cavi internet e condotte energetiche, sempre più esposte in un contesto di crescente rivalità strategica nell’Indo-Pacifico.
Nuovi droni grazie all’Aukus
Il programma rientra nella seconda fase dell’Aukus e comprende lo sviluppo di capacità comuni nel campo dei veicoli subacquei senza equipaggio, con particolare attenzione all’interoperabilità tra flotte alleate e alla condivisione di sensori, sistemi di missione e carichi utili modulari.
L’iniziativa, presentata dai ministri della Difesa di Stati Uniti, Regno Unito e Australia a margine del vertice di Singapore, segna un’accelerazione nella cooperazione militare sottomarina e nella costruzione di quella che viene definita una “Marina ibrida” tra mezzi tradizionali e piattaforme autonome.
Secondo quanto riportato dal portale Drone Front, il progetto si concentra anche sullo sviluppo di sensori avanzati e sistemi d’arma integrabili sulle diverse piattaforme subacquee, con il chiaro intento di rafforzare la capacità di sorveglianza nell’Indo-Pacifico e contrastare l’espansione navale cinese attraverso una rete distribuita di droni autonomi. Le prime capacità operative potrebbero entrare in servizio già dal prossimo anno, con un dispiegamento più ampio previsto entro il 2027. L’intenzione dichiarata è comunque quella di proteggere infrastrutture sottomarine strategiche come cavi dati e pipeline energetiche, sempre più vulnerabili in scenari di tensione con la Cina.
Bloccare la Cina
La scelta di accelerare lo sviluppo dei droni sottomarini riflette un cambiamento più ampio nella strategia delle potenze occidentali, decisamente ormai orientate a rafforzare la capacità di deterrenza sotto la superficie degli oceani in risposta alla crescente presenza militare cinese.
Nei mari asiatici, tra l’altro, la competizione tecnologica si intreccia con la protezione delle richiamate infrastrutture critiche sottomarine, in particolare cavi internet e condotte energetiche, considerati asset strategici fondamentali per l’economia globale. Le preoccupazioni degli Stati Uniti e dei partner Aukus riguardano anche i rischi di sabotaggio che includono interferenze, danneggiamenti di cavi e operazioni navali non dichiarate.
Il secondo step del programma, spesso meno roboante rispetto alla componente dei sottomarini nucleari, sta lentamente assumendo un ruolo centrale nella
costruzione di una rete tecnologica condivisa tra alleati, così da ridurre i tempi di risposta e aumentare la capacità di sorveglianza globale dei tre alleati: Washington, Londra e Canberra.
FIRMA: Federico Giuliani
Source link




