Rinnovabili, Governo spinge su incentivi: probabili conseguenze su braccio di ferro con Umbria

Il nuovo decreto FerX, firmato dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e atteso ora alla pubblicazione definitiva, potrebbe avere conseguenze anche per l’Umbria, proprio mentre è ancora aperto il braccio di ferro tra Regione e Governo sulle aree idonee e non idonee alle energie rinnovabili.
Il provvedimento nazionale mette in campo un contingente massimo di 37,15 gigawatt di nuova capacità da fonti rinnovabili, di cui 16,5 GW destinati all’eolico, 10 GW al fotovoltaico, 630 megawatt all’idroelettrico e 20 MW ai gas derivanti dai processi di depurazione. Per gli impianti superiori a un megawatt sono previste procedure competitive e tempi certi di realizzazione, mentre per quelli fino a un megawatt sono riservati 10 GW con accesso diretto al sistema di sostegno. Il meccanismo è stato approvato dalla Commissione europea all’inizio di giugno e punta a imprimere una accelerazione agli investimenti nel settore.
La novità assume un significato particolare in Umbria per una ragione precisa. Da mesi la Regione è impegnata in un confronto istituzionale con il Governo sulla propria legge in materia di aree idonee e non idonee agli impianti da fonti rinnovabili. Il Consiglio dei ministri ha infatti impugnato sia la legge regionale n. 7 del 2025 sia le successive modifiche introdotte con la legge Omnibus del 2026, sostenendo che l’attuale normativa statale non consenta più alle Regioni di individuare autonomamente aree «non idonee», ma soltanto di individuare ulteriori aree idonee rispetto a quelle già definite a livello nazionale.
Il punto centrale, e ancora irrisolto, è proprio questo. La vicenda umbra è diventata un caso di interesse nazionale perché la decisione della Corte costituzionale potrebbe incidere anche sulle scelte compiute da altre Regioni. Diverse analisi giuridiche del settore energetico hanno infatti evidenziato come l’esito del ricorso possa contribuire a definire il perimetro effettivo dell’autonomia regionale nella pianificazione delle fonti rinnovabili.
Il decreto FerX interviene dunque mentre la cornice normativa è ancora oggetto di contenzioso. Non modifica le competenze delle Regioni né interviene direttamente sulle aree idonee, ma introduce un sistema di incentivi e di procedure che punta a rendere economicamente più attrattiva la realizzazione di nuovi impianti, in particolare nel fotovoltaico e nell’eolico.
È questo l’elemento nuovo rispetto ai mesi scorsi. Fino ad oggi il dibattito umbro si è concentrato prevalentemente sulle regole di localizzazione e sulla tutela del paesaggio. Con il FerX entra invece in scena un ulteriore fattore: l’aumento della convenienza economica degli investimenti nel settore delle rinnovabili.
L’Umbria si trova così in una posizione particolare. Da una parte la Regione rivendica la necessità di governare la transizione energetica con criteri di tutela paesaggistica e territoriale; dall’altra il quadro nazionale ed europeo va nella direzione di una progressiva accelerazione degli investimenti nelle fonti rinnovabili e questo può spostare giochi di forza tra interessi economici e politici.
Non è un caso che proprio in questi giorni, ad Assisi, il Comitato europeo delle Regioni abbia rilanciato il tema della transizione ambientale e del ruolo dei territori nel raggiungimento degli obiettivi climatici europei. Il nodo che si pone all’Umbria è esattamente questo: come conciliare l’incremento della produzione da fonti rinnovabili, fortemente richiesta e incentivata, con la pianificazione del territorio e con la protezione di aree considerate di particolare valore paesaggistico e ambientale.
Più che aprire un nuovo fronte, il decreto FerX rischia quindi di aumentare il peso delle decisioni che dovranno essere assunte nei prossimi mesi sul contenzioso tra Stato e Regione. Perché la definizione delle regole sulle aree idonee e sul ruolo delle Regioni avverrà in un contesto in cui gli incentivi nazionali e la spinta europea alla decarbonizzazione renderanno ancora più rilevante la partita delle autorizzazioni.
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