Marche

«Falso, era lei che controllava me»

CASTELFIDARDO – I maltrattamenti, poi la violenza sessuale e infine lo stalking: «Se non torni con me, ti rovino la vita». È con un tris di accuse che è finito a giudizio un 28enne che, all’epoca dei fatti, viveva a Castelfidardo con la compagna, oggi 25enne. Una relazione nata nel 2022, dopo un incontro in palestra, e poi finita a processo dopo la denuncia della alla Squadra Mobile. Ieri, davanti al collegio penale presieduto dal giudice Roberto Evangelisti, il 28enne ha respinto ogni accusa.

La vicenda

Secondo l’accusa, la relazione sarebbe diventata sempre più soffocante dopo l’inizio della convivenza. La 25enne avrebbe raccontato pressioni per allontanarsi dalle amiche, controlli sul telefono, accuse di tradimento e discussioni degenerate in insulti, minacce e oggetti lanciati. Tra gli episodi contestati c’è anche una lite avvenuta dopo una serata al Mia, tra febbraio e marzo 2023: il 28enne, secondo la ricostruzione accusatoria, l’avrebbe presa per la testa facendola sbattere contro una porta. «Io ero paralizzata, immobile», aveva riferito la giovane. «Non mi sembrava una cosa reale». La crisi si sarebbe aggravata nell’estate 2023, dopo la scoperta di un presunto tradimento. Per la Procura, però, la rottura della convivenza sarebbe arrivata a novembre, dopo l’episodio più grave contestato: la presunta violenza sessuale. Chiusa la relazione, secondo l’accusa, sarebbero iniziate le condotte persecutorie: telefonate, messaggi, tentativi di contatto tramite amici e la minaccia: «Se non torni con me, ti rovino la vita». La giovane, all’epoca, lavorava in una pubblica assistenza per i trasporti sanitari secondari. Il 28enne avrebbe cercato di raggiungerla anche lì, chiamando il centralino per parlare con lei. In un episodio avrebbe intercettato un mezzo di servizio su cui viaggiava una collega della ex, bloccandole la strada con l’auto. Sarebbe poi sceso incappucciato, chiedendo di riferire alla 25enne che doveva perdonarlo. In un’altra circostanza, avrebbe affiancato il mezzo sul quale era in servizio la 25enne.

La difesa

Ieri però l’imputato, davanti al collegio penale, ha rigettato ogni accusa. Secondo il giovane, sarebbe stata al donna durante la relazione ad «avere scatti di rabbia, sbalzi di umore. Ho scoperto che mi controllava persino la posizione del cellulare. Faceva uso di psicofarmaci, la accompagnavo io dallo psicologo». «Una notte – ha raccontato in aula il giovane – mi ha chiamato 22 volte. Mi diceva “Mi hai mai amato? Vorrei essere lì con te”. In un’altra occasione, tra novembre e dicembre, mi ha cosparso casa di rifiuti e gel». Riguardo gli episodi alla pubblica assistenza: «Non ci sono mai andato». E sulla violenza sessuale: «Anche alle amiche ha detto che era una menzogna». Prossima udienza il 9 luglio.




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