Lazio

Affitti brevi, Airbnb si difende: «Non siamo noi a svuotare il centro storico». Ma il Comune insiste: «Servono regole»

Trentatremila annunci attivi, di cui quasi tredicimila concentrati come un imbuto nei rioni del centro storico.

I numeri della presenza di Airbnb all’ombra del Colosseo non sono più solo una statistica di mercato, ma il terreno di uno scontro politico e sociale caldissimo che vede schierati, su fronti opposti, il Campidoglio e il colosso californiano degli affitti brevi.

Al centro della contesa c’è il destino della città: da un lato l’esigenza di frenare lo spopolamento dei quartieri storici e il caro-affitti, dall’altro la difesa di un’economia turistica che muove cifre da capogiro.

Mentre l’amministrazione comunale stringe i tempi per ottenere strumenti normativi in grado di arginare la “turistificazione” selvaggia, Airbnb risponde calando sul tavolo il peso del proprio impatto economico.

Secondo lo studio diffuso dalla società, l’indotto complessivo generato a Roma dalla piattaforma sfiora il miliardo e mezzo di euro (1,3 miliardi per l’esattezza), garantendo un gettito cruciale di quasi 50 milioni di euro all’anno nelle casse comunali attraverso la sola imposta di soggiorno.

L’identikit della piattaforma: “Siamo piccoli proprietari”

La strategia difensiva di Airbnb punta a scardinare l’immagine della speculazione dei grandi fondi immobiliari. I dati estratti dai terminali della società descrivono una platea composta in larga parte da micro-economie familiari:

La community degli host: A Roma sono oltre 20mila le persone che affittano spazi sulla piattaforma.

Piccoli proprietari: Ben l’82% degli inserzionisti mette sul mercato un singolo appartamento.

Integrazione al reddito: Il guadagno medio annuo per ogni singolo host romano si attesta sui 9.500 euro, una cifra utilizzata nella maggior parte dei casi per far quadrare i bilanci familiari a fronte dell’inflazione.

La pubblicazione del report arriva in un momento politico tutt’altro che casuale. Il sindaco Roberto Gualtieri e il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, hanno annunciato l’avvio di un tavolo di confronto finalizzato a varare una legge quadro nazionale.

L’obiettivo del Campidoglio è chiaro: ottenere licenze a tempo o “tetti di concentrazione” per impedire che interi isolati o storici palazzi del centro perdano definitivamente l’ultimo residente tradizionale.

Immagine di repertorio

La replica di Airbnb: “Il vero nodo sono le 150mila case vuote”

A fare muro contro le ventilate strette normative è Valentina Reino, responsabile degli Affari istituzionali di Airbnb per l’Italia, secondo cui additare gli affitti brevi come unici responsabili della crisi abitativa romana è una lettura parziale e profondamente distorta:

“Gli alloggi disponibili sulla nostra piattaforma rappresentano appena il 2% del patrimonio residenziale complessivo di Roma. La vera emergenza immobiliare è un’altra: l’11% dello stock della Capitale è composto da case inutilizzate. Parliamo di oltre 150mila appartamenti completamente vuoti e tenuti fuori dal mercato tradizionale dai proprietari.”

Secondo la manager, lo svuotamento del centro storico va addebitato alla cronica carenza di servizi di prossimità, al carovita e alla rigidità del mercato delle locazioni a lungo termine.

La proposta della multinazionale si sposta quindi sulla leva fiscale: incentivare e tutelare legalmente i proprietari che scelgono il canale del “4+4” tradizionale, piuttosto che punire chi si affida al turismo.

Per supportare la tesi, Airbnb cita il caso di Barcellona, dove i divieti durissimi non avrebbero calmierato i prezzi, alimentando invece un pericoloso mercato nero delle stanze.

Il Campidoglio insiste: “Regione e Governo ci diano l’autonomia”

Le rassicurazioni della piattaforma non convincono però la giunta capitolina. Le associazioni dei cittadini e i movimenti per il diritto all’abitare continuano a organizzare flash mob nei rioni storici, denunciando l’impossibilità per studenti e lavoratori di trovare un tetto a prezzi umani.

Il sindaco Gualtieri è tornato a ribadire che la densità di B&B e case vacanza in alcune zone ha superato il livello di guardia. Gli fa eco l’assessore capitolino al Turismo, Alessandro Onorato, che lancia un appello chiaro alla Pisana e a Palazzo Chigi:

“Governo e Regione possono intervenire immediatamente per concedere a Roma una gestione autonoma e poteri speciali sul settore extralberghiero”.

La partita resta apertissima: la sfida è declinare l’accoglienza internazionale senza cancellare l’anima e il diritto all’abitare di chi a Roma ci vive e lavora tutto l’anno.

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