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Maturità, i 5 consigli di Enrico Galiano per il tema: vietato l’uso di frasi fatte, la priorità è far emergere la propria voce

Siamo alla vigilia della prima prova dell’esame di maturità, e qualche consiglio per affrontarla nel migliore dei modi è sempre ben accetto.

Ci ha pensato Enrico Galiano, che attraverso un video pubblicato sui social ha voluto regalare ai maturandi una bussola per orientarsi nella prima prova scritta, elencando 5 trappole da evitare assolutamente durante la stesura dell’elaborato.

La bussola per iniziare: niente strategie o attacchi banali

Il primo punto toccato riguarda la scelta della traccia. L’invito è quello di lasciar perdere le strategie di convenienza o la ricerca di tracce apparentemente più prestigiose agli occhi della commissione. Il criterio guida per la scelta deve essere unicamente la quantità di contenuti personali e di riflessioni che si ha voglia di riversare sul foglio.

Massima allerta anche per l’incipit dell’elaborato, dove bisognerebbe bandire gli attacchi standardizzati che rischiano di spegnere l’interesse dei docenti fin dalla primissima riga.

“Se sono in commissione e leggo ‘fin dall’antichità l’uomo si è sempre interrogato’, – ha ironizzato il docente nel reel – il mio primo pensiero è guardare la finestra e sperare che arrivi un meteorite”.

Per catturare l’attenzione, l’insegnante suggerisce di sperimentare un avvio dinamico, magari elencando in rapida successione frammenti di vita quotidiana legati al tema centrale, oppure pescando da un’osservazione fulminea nata in un contesto informale, come durante un viaggio sui mezzi pubblici.

Al bando la retorica e i finti intellettualismi

Il terzo scoglio da aggirare, secondo la lista del professore, è quello dei luoghi comuni: espressioni trite e ritrite sulla complessità del mondo odierno o sul ruolo salvifico delle nuove generazioni andrebbero cancellate, poiché appiattiscono lo stile e nascondono la vera identità di chi scrive.

Strettamente legata a questo aspetto è la rinuncia al lessico inutilmente pomposo. Infatti, tentare di abbagliare gli esaminatori incastrando paroloni a sproposito è una mossa controproducente. La vera sfida consiste proprio nel padroneggiare la semplicità, che secondo Galiano è l’unico strumento in grado di conferire forza e aderenza alla realtà al proprio testo.

L’arte di chiudere il cerchio

Infine, un avvertimento sul congedo dell’elaborato. Per evitare conclusioni asettiche e puramente scolastiche, una buona mossa potrebbe risiedere nella cosiddetta struttura circolare, andando a riallacciare le battute finali alle suggestioni lanciate nell’attacco del pezzo.

Un’altra via percorribile e molto incisiva è l’inserimento di una citazione, a patto che appartenga al reale bagaglio culturale dello studente. Molto meglio inserire i versi di artisti contemporanei sentiti come propri, suggerisce l’insegnante citando l’esempio del rapper Marracash, invece di utilizzare aforismi scovati in fretta e furia sul web.

“Il tuo testo non deve essere perfetto. – ha concluso Galiano augurando in bocca al lupo ai maturandi – Deve però dare questa impressione che tu davanti a quel foglio non hai solo scritto, ma hai acceso qualcosa qui, hai pensato e soprattutto poi lo hai detto con la tua voce”.




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