la sfida delle comunità energetiche arriva davanti al ministero
Non le grandi infrastrutture industriali né i colossi multinazionali del settore estrattivo, ma la richiesta di una “democrazia energetica” dal basso, che parta dai tetti dei palazzi di periferia per arrivare a tagliare i costi delle bollette delle famiglie più fragili.
Sotto il sole di una calda mattinata estiva, decine di attivisti, comitati civici e rappresentanti del Movimento Nazionale delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali si sono radunati in un partecipato presidio davanti alla sede del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), in via Cristoforo Colombo.
Al fianco del Coordinamento CERS Roma e Lazio, la rete dei laboratori sociali urbani ha chiesto formalmente un’accelerazione normativa per sbloccare l’iter delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CERS), oggi frenate da lacune interpretative e da scadenze burocratiche giudicate troppo stringenti.
Lo Spauracchio del 2027 e il Nodo del Terzo Settore
Il fulcro della mobilitazione poggia su una precisa preoccupazione temporale ed economica. L’attuale impianto di incentivi statali erogati tramite il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ha infatti una scadenza fissata al 31 dicembre 2027.
Secondo i portavoce della protesta, per costituire una CERS – definendo lo statuto, aggregando i condomini, acquistando i pannelli fotovoltaici e ottenendo l’allaccio alla rete di distribuzione – occorrono spesso molti mesi di trafila amministrativa.
Il rischio concreto è che decine di progetti nati a Roma Est e nel Quadrante Sud della Capitale arrivino al traguardo quando i fondi di sostegno saranno ormai esauriti.

Critiche alla Regione Lazio
Dal megafono degli attivisti sono piovute dure critiche all’indirizzo delle politiche energetiche della Regione Lazio.
I manifestanti hanno ricordato come i bandi e i finanziamenti stanziati dalla Pisana negli ultimi anni a sostegno delle comunità energetiche abbiano registrato un tasso di attuazione bassissimo, non producendo sul territorio i risultati sperati a causa di paletti d’accesso eccessivamente rigidi.
Apertura dal Ministero
Nonostante i toni accesi della protesta, la giornata si è conclusa con un segnale di apertura istituzionale giudicato incoraggiante dalle sigle sindacali e sociali: i delegati del MASE hanno espresso la disponibilità ad avviare un tavolo di confronto strutturato che veda la partecipazione attiva del GSE e dei portavoce delle CERS territoriali.
Per il movimento si tratta di un primo passo fondamentale per trasformare l’energia solare da mero business per le grandi multinazionali a bene comune autoprodotto, riducendo l’impatto ambientale e garantendo un risparmio strutturale sulle bollette della luce per le fasce sociali meno abbienti della Capitale.
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