Morire per un posto a scuola: il ricordo di Alessandra Casilli a un anno dalla tragedia | isNews
La prof 54enne perse la vita in un incidente stradale lungo la Statale 85. Stava tornando a casa dopo aver sostenuto la prova del concorso per docenti a Campobasso
ISERNIA. È trascorso un anno dalla tragica scomparsa di Alessandra Casilli, la 54enne romana nello schianto in galleria lungo la Statale 85, in territorio di Macchia di Isernia. La prof di matematica stava tornando a casa dopo aver sostenuto la prova orale del concorso docenti a Campobasso. Insegnava al Liceo ‘Lorenzo Rocci’ di Fara Sabina, in provincia di Rieti. La sua morte colpì profondamente la comunità scolastica accendendo i riflettori sulle tante difficoltà che i precari sono costretti ad affrontare. Difficoltà che i colleghi di Alessandra scrissero nero su bianco in una lettera inviata al ministro Valditara. Oggi a ricordarla è Luigi Sofia, docente precario e punto di riferimento per tanti colleghi.
“Un anno fa apprendevo con dolore – scrive – della scomparsa di Alessandra Casilli. Aveva 54 anni. Era una docente precaria. Stava tornando da un concorso che avrebbe dovuto consentirle di ottenere ciò che dopo anni di insegnamento ancora non aveva: un posto stabile nella scuola pubblica. Era di ritorno da Campobasso, direzione Passo Corese, sulla strada statale Venafrana, tra le più pericolose d’Italia. Ad attenderla c’era la sua classe, per la cena di fine anno. Campobasso, nel Molise, perché è stata la sede scelta molto probabilmente per accorpare commissioni di più regioni in modo da risparmiare sui gettoni e i rimborsi dei commissari. La lettera che hanno scritto dei suoi colleghi per ricordarla, segna una delle pagine più buie della nostra storia. Riguarda un Paese che considera normale che una persona possa insegnare per anni, educare generazioni di ragazze e ragazzi, assumersi responsabilità quotidiane e continuare a vivere nell’incertezza.
Riguarda uno Stato che affida il funzionamento della scuola a centinaia di migliaia di precari e poi li costringe a rincorrere concorsi, graduatorie, abilitazioni, corsi e spostamenti da una regione all’altra. A viaggiare di notte per poter ripetere un concorso, a dormire in macchina e ad ammalarsi la salute. Alessandra aveva già superato l’esame più importante. Quello della realtà. Quello delle aule, degli studenti, delle famiglie, delle responsabilità quotidiane. Come migliaia di docenti precari che ogni settembre tengono in piedi la scuola italiana. Un anno dopo, il modo migliore per ricordarla è continuare a dire che tutto questo non è normale. Noi non dimentichiamo Alessandra Casilli”.
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