Chi era Semyon Skrepetsky, il dissidente e artista russo ucciso in Polonia
La Polonia torna a essere uno dei fronti più delicati della lunga guerra sotterranea tra il Cremlino e i suoi oppositori in esilio. A Biała Podlaska, cittadina dell’est del Paese a poche decine di chilometri dal confine con la Bielorussia, è stato ucciso Semyon Skrepetsky, dissidente russo noto per le sue caricature feroci contro Vladimir Putin e gli altri leader dell’area post-sovietica vicini a Mosca.
L’uomo, 44 anni, viveva in esilio dal 2021 e aveva trasformato la sua arte in uno strumento di denuncia politica. Le autorità polacche hanno confermato che il cittadino russo è stato raggiunto da diversi colpi di pistola in pieno giorno e che il killer è riuscito a fuggire. Le indagini sono in corso e, al momento, non esistono conclusioni ufficiali sul movente.
Un’esecuzione in pieno giorno
Secondo quanto riferito dalla procura distrettuale di Lublino, Skrepetsky è stato assassinato in un parcheggio di Biała Podlaska. L’aggressore gli avrebbe sparato a distanza ravvicinata, colpendolo più volte. Gli investigatori polacchi descrivono la dinamica come compatibile con un’esecuzione pianificata: dopo i primi spari, il killer avrebbe infierito nuovamente sulla vittima ormai a terra, prima di dileguarsi. Sul luogo del delitto sono stati rinvenuti bossoli compatibili con una pistola calibro 9 millimetri.
La polizia ha avviato una vasta caccia all’uomo e ha sottoposto ad accertamenti diverse persone che potrebbero avere avuto contatti con l’assassino. Alcuni media polacchi e dell’opposizione bielorussa hanno riferito del fermo di due cittadini bielorussi di 37 e 33 anni nei pressi del Consolato della Repubblica di Bielorussia. I due sono stati interrogati ma non ci sono ancora accuse ufficiali. Al momento la magistratura non fa ipotesi ufficiali sul movente dell’omicidio, lasciando tuttavia intendere che, con ogni probabilità, si sia trattato di un’esecuzione.
L’arte come dissidenza contro Putin
Dietro lo pseudonimo di Semyon Skrepetsky si celava Robert Kuzovkov, artista e caricaturista che aveva costruito la propria notorietà attraverso opere satiriche contro Putin, ma anche contro il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko e il leader ceceno Ramzan Kadyrov. Le sue immagini ritraevano spesso il capo del Cremlino come un dittatore sanguinario e facevano ampio ricorso alla provocazione simbolica.
Solo pochi giorni prima della morte, il 12 giugno, in occasione della festa nazionale russa, aveva preso parte a una manifestazione davanti all’ambasciata russa a Berlino. In quell’occasione aveva esibito un dipinto raffigurante Joseph Stalin mentre teneva in braccio un neonato Putin, in una denuncia visiva della continuità autoritaria tra passato sovietico e presente russo. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, negli ultimi tempi avrebbe ricevuto anche minacce da ambienti filorussi.
L’omicidio di Skrepetsky riporta inevitabilmente alla memoria altri episodi che hanno coinvolto oppositori del Cremlino fuori dai confini russi. Negli ultimi anni, dall’avvelenamento dell’ex agente Sergei Skripal nel Regno Unito fino alla morte di Alexei Navalny in carcere, il tema della sicurezza dei dissidenti è diventato centrale nel dibattito europeo.
Nel caso polacco, tuttavia, gli investigatori invitano alla prudenza: non esistono ancora prove che consentano di attribuire l’assassinio a un’operazione orchestrata da apparati statali o da reti legate a Mosca. Resta però il dato politico di un omicidio avvenuto nel cuore dell’Unione europea ai danni di un uomo che aveva fatto della critica al Cremlino la ragione della propria militanza pubblica.
Per la Polonia, Paese in prima linea nel sostegno all’Ucraina e da tempo impegnato a contrastare le attività ibride attribuite a Russia e Bielorussia, il caso rischia di trasformarsi in un nuovo banco di prova.
Per gli esuli russi disseminati in Europa la morte di Skrepetsky rappresenta un ulteriore promemoria della fragilità di una libertà conquistata lontano da casa ma percepita, ancora oggi, come tutt’altro che al sicuro.
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