“I ragazzi portano fuori quello che apprendono in casa”: l’affondo di Roberta Bruzzone sulle responsabilità dei genitori

Quando l’interazione tra un alunno e un professore sfocia nello scontro verbale o fisico, le cause profonde si nascondono spesso lontano dalla scuola. Ospite ai microfoni di Orizzonte Scuola, la criminologa e psicologa Roberta Bruzzone ha analizzato le possibili fondamenta di queste aggressioni, guardando con occhio clinico tra le mura domestiche.
La fragilità della classe genitoriale
I giovani di oggi non presentano differenze intrinseche rispetto alle generazioni passate, ma risultano emotivamente più indifesi. Questa mancanza di strumenti interiori deriva direttamente dal tipo di educazione ricevuta, spesso caratterizzata da una classe genitoriale percepita come particolarmente fragile: “Il venir meno del rispetto verso il ruolo adulto certamente è un dato centrale, ma questo è un problema in primis genitoriale. I ragazzi portano fuori quello che apprendono in casa”.
Iperprotezione e delegittimazione degli adulti
Il clima familiare gioca un ruolo determinante nello sviluppo di comportamenti disfunzionali. Molto spesso si riscontra la presenza di padri e madri che tendono a difendere i figli a prescindere dalla gravità delle loro azioni, finendo per ostacolare il naturale processo di maturazione.
Sottolineando l’assenza di regole chiare all’interno delle mura domestiche, Bruzzone ha detto: “Ci sono famiglie incredibilmente protettive, troppo protettive, famiglie assenti, famiglie che difendono i figli a prescindere dalle stupidaggini e dalla gravità di quello che fanno”.
Questo atteggiamento finisce per svuotare di significato l’autorità di chiunque cerchi di imporre delle regole all’esterno della famiglia. Insegnanti e allenatori si ritrovano così privi del necessario supporto nel loro delicato compito formativo.
Riferendosi alla difficoltà di mantenere un’alleanza educativa, la criminologa ha infatti concluso: “Ci sono famiglie che non insegnano il limite e soprattutto delegittimano gli altri adulti che quel limite faticosamente cercano di insegnare a questi ragazzi”.
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