Società

Silvia e Linda, Cicliste per Caso: «Se le donne non se la sentono di viaggiare da sole, in parte è per il timore concreto di certi pericoli, in parte, per un pregiudizio sociale e culturale che non le abitua, sin da piccole, a sentirsi coraggiose»

La bici come mezzo di emancipazione

L’obiettivo di Linda e Silvia diventa così quello di incoraggiare le donne a viaggiare, essere autonome e intraprendentiCicliste per caso si trasforma pian piano in una grande community oltre che in una realtà che organizza viaggi in bici e camp per sole donne.

«Alla base c’è il desiderio di offrire un’esperienza all’interno della quale le donne si possano incontrare, confrontare e sostenere», raccontano oggi le fondatrici. «Se le donne ancora troppo spesso non se la sentono di viaggiare da sole, in parte è per il timore concreto di andare incontro a dei pericoli, in parte, purtroppo, è per un pregiudizio sociale e culturale per colpa del quale non sono abituate sin da bambine a sentirsi coraggiose. Come per tante altre cose è una questione di allenamento: per questo ci piace l’idea di offrire degli spazi in cui le donne possano allenarsi a sentirsi un po’ più coraggiose, possano provare a misurarsi con se stesse, ma anche conoscere altre donne e scoprire che insieme ce la si può fare. Una dinamica che ha poi delle ricadute positive anche nella vita quotidiana».

Viaggi per sole donne, dunque, che non sono però da intendersi come itinerari più facili o soft, come pensano in molti. «Si tratta comunque di esperienze impegnative dal punto di vista fisico», spiega Silvia, «che richiedono un certo tipo di allenamento ma che vogliono discostarsi da quell’idea di viaggio al maschile, orientato spesso al traguardo, alla velocità e alla performance».

Se lo sport è ancora «una cosa da uomini»

Pedalata dopo pedalata, il desiderio di Silvia e Linda è infatti quello di scardinare pregiudizi di genere ancora molto diffusi.

«11 anni fa, quando è iniziata la nostra avventura, non era così comune che due donne partissero per viaggi in bici lunghi e avventurosi, oggi nell’ambito del cicloturismo le cose sono un po’ cambiate ma in generale nel nostro Paese lo sport è ancora visto come una cosa da uomini», sottolinea ancora Silvia.

«Il più grosso scoglio che ancora oggi incontriamo è quello di far capire che il nostro progetto non intende mettere “donne contro uomini” ma semplicemente dare spazio e voce a chi ne ha meno, che, guarda caso, sono proprio le donne, specie in questi contesti», aggiunge Linda. «Anche il nostro Festival nasce con l’intento di proporre un punto di vista diverso sul cicloturismo, una visione diversa ma che può essere interessante per tutti. Purtroppo, ancora troppo spesso, quando si organizzano panel in cui sono presenti tutte donne, il pregiudizio comune è che siano rivolti solo alle donne, mentre se si organizzano panel con soli uomini, si pensa siano per tutti. È una disparità che diamo per scontata ma che va superata».


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