Slittano al 2027 le riforme trentine su istituti tecnici e carenze formative. Sindacati: “Serve un confronto reale”

Le riforme più rilevanti del sistema scolastico trentino non vedranno la luce prima del prossimo anno. La maggioranza provinciale ha infatti deciso di rinviare a settembre la discussione dei principali disegni di legge sull’istruzione, con il risultato che l’entrata in vigore delle novità previste per gli istituti tecnici e per il recupero delle carenze formative slitta di fatto di un anno.
Tra i provvedimenti interessati dal rinvio c’è il ddl 75, promosso dall’assessora all’istruzione Francesca Gerosa, che punta a riformare il sistema di recupero delle insufficienze nelle scuole superiori. Insieme a questo è stata congelata anche la riforma degli istituti tecnici, altro intervento considerato strategico dalla Giunta provinciale per ridefinire l’offerta formativa e rafforzare il collegamento tra scuola e mondo del lavoro.
Il ddl sulle carenze formative
Il disegno di legge n. 75 introduce un nuovo modello di recupero delle insufficienze basato su cicli biennali. Le carenze accumulate dagli studenti dovrebbero essere recuperate entro la fine del secondo e del quarto anno delle superiori, superando l’attuale sistema dei debiti formativi gestiti annualmente.
La proposta prevede inoltre percorsi personalizzati di recupero, un monitoraggio costante attraverso il registro elettronico e una maggiore attenzione alle competenze relazionali degli studenti, affiancate alla valutazione degli apprendimenti disciplinari.
Si tratta di una delle riforme che ha suscitato il dibattito più acceso negli ultimi mesi, con richieste di chiarimento da parte di dirigenti scolastici, docenti, studenti e organizzazioni sindacali sulle modalità applicative e sulle risorse necessarie per renderla operativa.
Ferma anche la riforma degli istituti tecnici
Stessa sorte per il progetto di revisione degli istituti tecnici provinciali, che si collega alla riforma del resto della penisola. La riforma punta a ridefinire percorsi, indirizzi e rapporto con il sistema produttivo del territorio, ma il confronto politico e tecnico non è ancora arrivato a una sintesi condivisa.
Il rinvio all’autunno comporta inevitabilmente uno slittamento dei tempi di attuazione, rendendo impossibile l’applicazione delle novità già dal prossimo anno scolastico.
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