Veneto

«Abbiamo bisogno di parole di pace»


Un successo di pubblico, di fedeli, di padovani ha celebrato degnamente il 13 giugno, festività di Sant’Antonio. Alle celebrazioni hanno presenziato autorità civili, militari e religiose. Nelle vesti di “padrone” di casa il sindaco Sergio Giordani, al termine della solenne processione si è rivolto ai presenti. «Porgo il mio saluto a Padre Roberto Brandinelli, ministro provinciale dei Frati Minori Conventuali, a padre Antonio Ramina, rettore della Basilica di Sant’Antonio, al nostro vescovo monsignor Claudio Cipolla e a tutte le autorità. Ci ritroviamo come ogni anno qui in tanti, italiani e stranieri di ogni continente per abbracciare il nostro Santo. E di questo abbraccio universale, segno in tutto il mondo di dialogo e pace, abbiamo davvero tanto bisogno in questi tempi travagliati. Le celebrazioni antoniane di quest’anno ruotano attorno all’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco d’Assisi avvenuta la sera del 3 ottobre 1226, evento che nella tradizione francescana viene definito “transito”, cioè passaggio dalla vita terrena a quella eterna. E proprio come per San Francesco, il 12 giugno sera abbiamo ricordato all’Arcella il “transito” del nostro amato Sant’Antonio».

Il discorso del primo cittadino è così proseguito: «Il legame tra i due santi non si limita certo a questo: tra loro ci fu un profondo legame di stima reciproca e totale condivisione dell’ideale evangelico. ll pensiero di San Francesco e quello di Sant’Antonio poggiano sulle stesse solide fondamenta: il Vangelo vissuto alla lettera. Ed è per questo che il loro messaggio, incarnato da San Francesco nella sua radicale scelta di povertà che testimonia la vicinanza agli ultimi e da Sant’Antonio nella parola come strumento per portare il messaggio del Vangelo è così forte e contemporaneo. Ci sono alcuni concetti chiave che sono di un’attualità assoluta. La pace nasce dalla giustizia: Antonio non predicava una pace astratta. combatteva l’arroganza dei tiranni e sapeva che la violenza e le guerre nascono sempre dalla sete di potere e dal disprezzo per la dignità umana. La critica all’avarizia e alla sete smisurata di ricchezza: oggi come allora, l’accumulo sfrenato di ricchezza a scapito dei più deboli è la causa di enormi disuguaglianze. Antonio fu un fermo oppositore degli usurai e promosse a Padova una storica legge a tutela dei debitori insolventi, dimostrando che l’economia deve avere un’anima solidale».

Ha proseguito con una riflessione: «La cultura del dono contro il possesso e l’egoismo: in un mondo che valuta le persone in base al successo e a ciò che possiedono, Antonio propone la logica della condivisione. Il suo miracolo più vivo ancora oggi, è l’Opera Pane dei Poveri, che proprio nei giorni scorsi ha fatto il bilancio delle straordinarie attività di quest’ultimo anno e ci ricorda che la vera ricchezza sta nel donare e nel prendersi cura degli ultimi. Il dialogo e l’ascolto: Antonio nonostante la rigorosa fedeltà al messaggio evangelico, fu un grande mediatore. Affrontava i conflitti e le eresie non con la violenza delle armi o della condanna, ma con la forza della parola, del rispetto e dell’ascolto profondo dell’altro. Per queste ragioni Il messaggio di Sant’Antonio è straordinariamente attuale: perché tocca i nervi scoperti della società contemporanea, offrendo una risposta alternativa e rivoluzionaria alla cultura dell’individualismo e del conflitto.

Ha concluso con il concetto di pace: «Abbiamo bisogno di parole di pace, parole che siano l’espressione profonda di quello che pensiamo e vogliamo per noi e i nostri figli e nipoti. Non possiamo, non dobbiamo buttare alle ortiche quel lungo percorso verso un mondo più giusto, più equo, più inclusivo e accogliente che abbiamo costruito, non senza fatica e contraddizioni, dopo le tragedie immani di due guerre mondiali. E’ terribile che il Papa, in questi giorni sia costretto a ricordare che la guerra non è giusta, che le guerre che vediamo in questi anni, descritte troppo spesso come se fossero dei videogiochi, sono una follia. Non possiamo accettare che si ritorni alla legge del più forte. Cominciamo noi per primi a usare parole di pace, parole gentili parole di dialogo e di confronto. Sono le stesse cose che dicevano otto secoli fa, Sant’Antonio e San Francesco. Il loro è un messaggio universale – ha concluso il sindaco – che non è rivolto solo a chi crede ma a tutte le donne e tutti gli uomini indistintamente. Ha a che fare col senso stesso della nostra esistenza. E se non vogliamo che la nostra presenza qui oggi sia più una tradizione che un momento di riflessione, non dimentichiamo mai che tutti, partendo dalle parole e dai fatti di ogni giorno possiamo contribuire a questa rivoluzione».


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