Lazio

Allarme aule a Roma, serve mezzo miliardo per salvare i licei. Finita l’era Pnrr, le scuole restano al palo

Finestre che non si chiudono, scale antincendio da certificare, intonaci fragili e impianti elettrici fermi agli anni Settanta.

Con la progressiva archiviazione della stagione straordinaria dei fondi europei del Pnrr, l’edilizia scolastica delle scuole superiori di Roma e provincia si risveglia di fronte a una realtà drammatica.

Dietro i cancelli dei licei e degli istituti tecnici della Capitale si allunga un elenco di manutenzioni strutturali mai avviate, destinate a rimanere sulla carta a causa di una cronica carenza di fondi ordinari.

A scattare la fotografia del comparto sono le stime interne della Città Metropolitana di Roma, l’ente di Palazzo Valentini incaricato della gestione e della sicurezza degli immobili della scuola secondaria di secondo grado.

Per tamponare le sole “somme urgenze” – ovvero quegli interventi minimi e indifferibili per evitare la chiusura dei plessi o il distacco di solai – servirebbe immediatamente un’iniezione di liquidità compresa tra i 70 e i 100 milioni di euro.

Il Buco Nero del Database Ares: Numeri da Capogiro

Se invece si abbandona la logica dell’emergenza quotidiana e si analizzano le richieste complessive inserite a partire dal 2023 nell’Ares (l’Anagrafe Regionale dell’Edilizia Scolastica), la cifra necessaria a rimettere a norma l’intero patrimonio studentesco metropolitano lievita fino a 470 milioni di euro.

Di questo macro-investimento, la parte del leone spetta proprio alle strutture interne al perimetro urbano di Roma Capitale, che da sole drenano oltre 336 milioni di euro di interventi strutturali. Risorse che, al momento, non sono iscritte in nessun bilancio preventivo.

immagine di repertorio

La Mappa del Disagio: dal Primo Levi al Pacinotti

I numeri aggregati si traducono in disagi quotidiani per migliaia di studenti e docenti. Il censimento dei fabbisogni delinea una vera e propria mappa delle criticità nei diversi quadranti cittadini:

Liceo Primo Levi: Detiene il primato degli interventi necessari. Servono circa 7 milioni di euro per una ristrutturazione radicale che spazia dalla sostituzione dei vecchi infissi termici all’adeguamento igienico-sanitario dei locali e dei servizi.

Istituto Pacinotti: La priorità è la sicurezza esterna ed elettrica. Servono oltre 5 milioni di euro per il rifacimento totale dell’impianto elettrico e la messa in sicurezza dei balconi esterni soggetti a distacco di cornicioni.

Istituto Agrario Sereni: Il conto supera i 4 milioni di euro per interventi diffusi su pavimentazioni interne, infissi, tapparelle e il ripristino delle palestre e degli impianti sportivi all’aperto.

Liceo Seneca e Istituto Einaudi: Sul piatto ci sono progetti da oltre 3 milioni di euro ciascuno, focalizzati su capitoli delicatissimi come l’adeguamento sismico delle strutture e i sistemi di compartimentazione antincendio.

Il Post-Pnrr Fa Paura a Presidi e Amministratori

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha aperto molti cantieri, ma ha funzionato come un sarto che rammenda un abito logoro: ha sanato singole ali dei palazzi o rifatto alcune coperture, lasciando però irrisolte le criticità strutturali complessive accumulate in decenni di tagli alla spesa pubblica.

La fine della pioggia di miliardi comunitari apre adesso uno scenario d’incertezza che preoccupa i dirigenti scolastici e i tecnici di Città Metropolitana. L’inserimento dei progetti nel portale Ares, infatti, non equivale a un finanziamento automatico, ma rappresenta solo una lista d’attesa burocratica.

Senza lo sblocco di stanziamenti ad hoc da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito, la stragrande maggioranza di queste opere rimarrà congelata.

Nel frattempo, tra succursali occupate, assemblee straordinarie e la protesta dei collettivi studenteschi, i ragazzi torneranno in aule che attendono un restauro da anni.

Perché dietro i fogli di calcolo della burocrazia, ci sono i soffitti sotto cui cresce la futura generazione della città.

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