“Ora può tornare davvero ai cittadini”

L’acqua come bene comune, fuori dalle logiche del profitto e dentro una gestione pubblica regionale. A quindici anni dal referendum del 2011, il Patto per l’Autonomia rilancia da Udine il tema del futuro del servizio idrico in Friuli Venezia Giulia, mentre a Trieste si discute delle scelte da compiere in vista della scadenza, nel 2027, della concessione del servizio ad Hera.
La conferenza stampa si è svolta ieri, giovedì 11 giugno, alla Caffetteria da Romi – Al Vecchio Tram di piazza Garibaldi, dopo l’assemblea promossa ieri a Trieste da Adesso Trieste insieme al Patto per l’Autonomia. All’incontro sono intervenuti Federico Pirone, responsabile Enti Locali del Patto per l’Autonomia, Marco Iob del CeVI – Centro di Volontariato Internazionale di Udine, e Tommaso Fattori, tra i promotori dei referendum per l’acqua bene comune. Presenti anche i consiglieri comunali di Udine Stefania Garlatti Costa e Lorenzo Croattini.
La richiesta: una gestione pubblica regionale
Al centro dell’iniziativa c’è la possibilità di costruire una governance interamente pubblica del servizio idrico regionale, facendo leva sugli strumenti normativi e finanziari oggi disponibili. Per il Patto per l’Autonomia, il Friuli Venezia Giulia avrebbe davanti un’occasione politica concreta: superare la frammentazione attuale e arrivare a un modello pubblico, coordinato a livello regionale. Il tema assume particolare rilievo a Trieste, dove la scadenza della concessione ad Hera riapre il confronto sulla gestione futura dell’acqua. Una partita che, secondo i promotori dell’iniziativa, non riguarda soltanto il capoluogo regionale, ma l’intero Friuli Venezia Giulia.
“Rispettare il referendum del 2011”
“A quindici anni dalla storica vittoria referendaria – ha dichiarato Tommaso Fattori – finalmente a Trieste esiste un’occasione concreta per rispettare l’esito del referendum del 2011. Rispettarlo significa innanzitutto estromettere i privati che in questi anni hanno realizzato profitti su un bene comune come l’acqua”. Fattori ha richiamato anche il tema dei costi per i cittadini. “Hera, ad esempio, in dieci anni ha distribuito un miliardo di euro di utili ai soci privati, risorse provenienti anche dalle bollette pagate dai cittadini triestini. Oggi è possibile affidare il servizio idrico integrato a un soggetto totalmente pubblico. A Trieste l’acqua costa il 75 per cento in più rispetto a Udine ed è tra le più care del Nord Italia”.
Secondo Fattori, si tratta di una scelta politica da assumere con chiarezza. “Le soluzioni tecniche esistono e la Regione dispone della solidità finanziaria necessaria per accompagnare la nascita di un gestore pubblico. Non è mai troppo tardi per rispettare il risultato del referendum”.
Il ruolo del CeVI e la richiesta di trasparenza
Marco Iob ha ricordato il ruolo svolto dal CeVI nella campagna referendaria del 2011 e ha insistito sulla necessità di rendere pubblico e trasparente il percorso decisionale. “Il CeVI è stato promotore e organizzatore della campagna referendaria e continuerà a vigilare sugli sviluppi di questa partita. Per noi il modello ideale resta quello della gestione pubblica”, ha spiegato Iob.
Da qui la richiesta rivolta alle istituzioni. “Chiediamo ai sindaci, alla Giunta regionale e al Consiglio regionale di chiarire quale modello intendano perseguire: un soggetto pubblico regionale con competenze e capacità operative oppure una gestione privata? Qualunque decisione venga assunta deve essere pubblica, trasparente e condivisa con i territori. La scelta è politica e come tale non può essere presa nelle stanze chiuse dei palazzi”.
Pirone: “Ora ci sono gli strumenti per farlo”
Federico Pirone ha sottolineato come oggi, rispetto al 2011, esistano condizioni considerate più favorevoli per dare attuazione all’indirizzo espresso dal referendum. “Nel 2011 il 95 per cento dei votanti in regione si espresse a favore dei quesiti sull’acqua. Oggi disponiamo di strumenti che allora non c’erano”, ha affermato Pirone. Il riferimento è alla legge regionale 5 del 2024, che promuove le fusioni per incorporazione delle società in house che gestiscono i servizi pubblici locali e che, secondo il Patto per l’Autonomia, potrebbe consentire di superare la frammentazione del servizio idrico a livello regionale. A questo si aggiunge l’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio regionale, che indica la strada di una gestione coordinata e pubblica del servizio idrico integrato. “Esistono inoltre disponibilità di bilancio senza precedenti – ha aggiunto Pirone – e come forza autonomista, favorevole a una governance pubblica dell’acqua, riteniamo che questa sia l’occasione giusta per esercitare concretamente l’autonomia della nostra regione”.
“L’acqua torni nelle mani dei cittadini”
Per il Patto per l’Autonomia, la gestione del servizio idrico rappresenta un banco di prova concreto per le istituzioni regionali. “Un servizio fondamentale come quello idrico deve tornare pienamente nelle mani dei cittadini. La Regione ha il dovere di valutare fino in fondo questa opzione e di fare tutto il possibile per renderla realtà”, ha concluso Pirone. Nel corso dell’incontro è emersa la richiesta di aprire una discussione pubblica sul futuro dell’acqua in Friuli Venezia Giulia, coinvolgendo istituzioni, amministratori locali e comunità territoriali. Per i promotori, le condizioni normative, politiche e finanziarie oggi disponibili rappresentano un’occasione storica per costruire un modello pubblico capace di garantire efficienza, partecipazione e tutela di una risorsa essenziale.
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