Le parole dolci di Aquilani per salutare il Catanzaro
È arrivato ad un passo dal riscrivere la storia. Gli è mancato un gol, anzi un «centimetro», come ha detto tante volte lui stesso, fin dalla serata finita in lacrime a Monza. Alberto Aquilani ha firmato la risoluzione del contratto e non è più, nemmeno formalmente, l’allenatore del Catanzaro.
Lo aspettano il Sassuolo e quella Serie A che si è guadagnato con merito, ma non ci sarebbe stato niente da dire se l’avesse conquistata anche sul campo, con i giallorossi, nella finale di ritorno dei playoff che li ha portati al punto più alto degli ultimi 43 anni.
Per questo Aquilani entra di diritto nelle pagine più belle del club: per il calcio che ha espresso la sua squadra, i risultati ottenuti, il coraggio mostrato in casa e in trasferta, i giovani fatti sbocciare. E per qualche record, visto che prima di lui nessuno su questa panchina aveva vinto cinque partite di fila in un singolo torneo di B (e l’ha fatto due volte), tantomeno aveva guidato una squadra capace di segnare 70 gol, di cui 62 in campionato (primato eguagliato) e 28 in trasferta (30 con i playoff). I 20 marcatori diversi sono il massimo assoluto fra tutte le categorie in cui si è misurato il Catanzaro e la dicono lunga sul valore del collettivo che ha fatto sognare una tifoseria.
Aquilani è stato un ottimo allenatore e anche un gran signore, perché non ha perso la bussola neanche nei momenti più complicati di un inizio di stagione in salita.
Molto suggestivo e non scontato il messaggio rivolto all’ambiente giallorosso: «Non credo esistano le parole giuste perché non credo si possa davvero spiegare quello che abbiamo vissuto in questa stagione. Un viaggio così intenso, spericolato, pieno di emozioni che ancora mi scuotono. Siamo arrivati a un passo dal sogno, spinti dalla passione di un popolo magnifico con cui siamo diventati un corpo unico».
Il quarantunenne si è rivelato l’uomo giusto al momento giusto nella squadra (assemblata dal ds Polito) giusta: «Tutto si è incastrato alla perfezione: una squadra fantastica, che ha abbracciato un’idea e l’ha coltivata con fiducia ed entusiasmo, sempre, anche nei momenti difficili, anche con avversari sulla carta più forti».
Ovviamente «una società competente, appassionata e sempre presente, guidata dal romanticismo del presidente Noto e sostenuta dalla visione di Ciro Polito, un direttore di immenso talento, ma anche una persona speciale che sa prendersi cura degli altri e creare un ambiente di grandi valori». E una «tifoseria che ha trasformato ogni partita in una comunione sentimentale tra squadra e territorio»: detto da uno che ha giocato nella Roma e nel Liverpool vale doppio.
«Lasciare tutto questo è doloroso: una delle decisioni più sofferte che abbia mai preso. E se alcuni di voi saranno delusi, lo capisco. Non so se questo sia davvero un saluto, perché una parte di me resterà sempre a Catanzaro».
Oggi l’atteso incontro fra Noto e Polito, poi si aprirà la caccia al successore del mister romano.
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