Trentino Alto Adige/Suedtirol

Delitto al Monumento, Bolzano diventa un set – Bolzano



BOLZANO. “Ma già ci fanno sgomberare la piazza per il cantiere?”. Il terrore è corso sul filo martedì mattina e anche la sera precedente tra chi vedeva accanto alla propria auto un minaccioso cartello: “Rimozione forzata dalle 4 del 6 alle 24 dell’11 giugno”. No, non c’entravano i lavori per il garage interrato ma c’entra, eccome, il terrore. Inteso come giallo, crimine, omicidi, suspense. Ci sarà tutto questo, l’assassino si aggirerà qui tra i portici razionalisti di corso Libertà e all’ombra del monumento, in una Bolzano un poco tetra e percorsa dai suoi tic storico-politici. Ma lo si vedrà in tv. E, per gli amatori della serie, sulla rete Ard.

Al centro, Sonja Schwarz. È una commissaria della polizia tedesca che, un bel giorno, decide di rinunciare alla direzione dell’ufficio a Francoforte per trasferirsi col marito Thomas a Bolzano. Lui è di qui ed è improvvisamente diventato proprietario di una vigna. Ma i casi la seguiranno. Tant’è che la serie si intitola “Der Bozen-Krimi”. Seguita è seguita, e da tanto. A tal punto da giustificare una logistica che, da giorni, sta programmando l’arrivo del backstage in piazza, con furgoni e una legione di tecnici. Ma non basta. Il copione della prossima puntata prevede uno squarcio sulla città che ha deciso di fare i conti col proprio passato, testimoniati, questi conti, dalla creazione – per dire dell’elemento più visibile – del museo sotto il monumento che raccoglie le vicende delle dittature che invasero Bolzano.

Ed è così che la produzione di Bozen-Krimi ha costruito, ex novo, un nuovo museo del nostro complicato passato. Tra la curiosità dei passanti, infatti, è stato creato un “Centro della Memoria dell’Alto Adige”. È apparso, con vetrine esterne e degli interni molto credibili, nei locali che una volta ospitavano la vecchia libreria Cappelli. A chi provava ad entrarvi, delle solerti collaboratrici della produzione spiegavano che no non era possibile perché lì si stava girando un film. E tutto nel massimo segreto su trama, località toccate, crimine e assassino. Questa nuova puntata ha avuto bisogno di un vasaio lavoro di location, cioè di individuazione di spazi funzionali al soggetto. Ed è per questo che alcune delle scene si svolgeranno negli interni di una casa molto nota, di epoca razionalista, lungo via Manci dentro la quale, tra un salotto e un giardino, avverrà qualcosa di losco. Ma che I bolzanini potranno subito riconoscere, almeno dall’esterno. Così come vedranno inseguimenti e tanto altro, lungo i portici della vecchia Cappelli. E l’assassino? “Rigorosamente segreto per tutta la durata delle riprese. Anzi, prego – ripetevano ieri gli addetti – niente foto…”. Per dire dell’efferatezza delle azioni criminose della serie, basti dire che l’ultima di intitolava “Rebenblut”. Sangue dalla vite. La prossima ancora non ha titolo. p.ca.




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