Veneto

«La sfida non è soltanto assumere, bensì trattenere»

In questi giorni si sta vivendo un momento di allarme circa la situazione degli uffici giudiziari padovani. I numeri sono impressionanti. Scoperture che superano il 40%, carichi di lavoro crescenti, pensionamenti in arrivo, difficoltà organizzative che rischiano di trasformare un’emergenza cronica in una vera e propria crisi strutturale. La Uil Fp ritiene sia necessario andare oltre le analisi che si limitano a fotografare gli effetti senza affrontarne le cause. Sul tema si sono concentrati Francesco Scarpelli e Giampiero Cirillo rispettivamente segretario generale e segretario provinciale della sigla sindacale.

Gli interrogativi dei sindacalisti

«Da giorni – hanno detto i due esponenti della Uil Fp – si parla di carenza di personale. Nessuno però sembra voler affrontare la domanda più importante: perché il personale continua ad andarsene? Il Ministero della Giustizia continua a perdere lavoratori già formati, già qualificati, già pienamente operativi. Non stiamo parlando di persone che abbandonano il pubblico impiego. Stiamo parlando di dipendenti che scelgono altre amministrazioni dello Stato, il che è diverso. È qui che si nasconde il vero problema. Il tribunale di Padova rischia di diventare una sorta di centro di formazione permanente per altre amministrazioni pubbliche. Si investono risorse per assumere, formare e specializzare personale che, appena ne ha l’opportunità, cerca una destinazione diversa».

Il segretario generale Francesco Scarpelli

Questione stipendi

Il ragionamento è così proseguito tra interrogativi e ricerche di soluzioni. «Perché accade? La risposta è semplice. Lo stipendio tabellare di un funzionario della Giustizia è sostanzialmente uguale a quello di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate o di altre amministrazioni centrali. A fare la differenza sono il salario accessorio, le indennità, i fondi di produttività e le prospettive economiche complessive. In altre parole, a parità di qualifica, esistono amministrazioni pubbliche che riescono a riconoscere condizioni economiche significativamente migliori. Non è strano e sorprendente che i lavoratori valutino l’opportunità di interpelli e concorsi per cambiare amministrazione».

Assenza di progettualità

Per questo motivo la Uil Fp Padova guarda con forte perplessità ad alcune proposte avanzate in questi giorni da altre sigle sindacali, come il blocco dei trasferimenti del personale. «Una misura – hanno detto – che può venire incontro alle esigenze del datore di lavoro, ma che non interpreta le reali esigenze dei dipendenti. Un dipendente pubblico non può pagare per compensare errori di programmazione, ritardi nelle assunzioni o scelte politiche sbagliate. Non si può negare ai lavoratori un diritto pur di nascondere una criticità organizzativa che ha origini ben più profonde. Perché il Ministero della Giustizia continua ad essere meno attrattivo di altre amministrazioni pubbliche? Perché un lavoratore dovrebbe scegliere di restare? Perché un giovane funzionario dovrebbe costruire il proprio futuro professionale negli uffici giudiziari quando altrove può trovare condizioni economiche migliori? C’è poi un ulteriore elemento che viene sottovalutato. Quando si parla di attrattività di un’amministrazione non si deve guardare esclusivamente allo stipendio di oggi, ma anche alle prospettive economiche e professionali di domani».

Il segretario provinciale Giampiero Cirillo

Non bastano nuove assunzioni

Francesco Scarpelli e Giampiero Cirillo hanno dichiarato: «Un giovane funzionario valuta quanto guadagnerà tra cinque, dieci o quindici anni. Valuta le opportunità di crescita professionale, la frequenza delle progressioni economiche e le possibilità di avanzamento di carriera. Nelle agenzie fiscali, grazie alla consistenza dei fondi e alla contrattazione integrativa, i dipendenti hanno storicamente avuto occasioni di valorizzazione economica molto più frequenti rispetto a quelle registrate in molti uffici dell’amministrazione giudiziaria. Il risultato è che il confronto non riguarda soltanto la retribuzione percepita oggi, ma l’intera prospettiva professionale. Oggi, rispetto al passato, un dipendente valuta attentamente il percorso che quell’amministrazione è in grado di offrirgli nei successivi dieci o vent’anni. Se il Ministero della Giustizia vuole trattenere le proprie professionalità migliori, deve competere anche su questo terreno. Non bastano nuove assunzioni. Occorre costruire percorsi di crescita economica e professionale credibili, continui e realmente incentivanti».

L’appello al sottosegretario

E ancora: «Su questo terreno attendiamo risposte dal Governo e dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, che da padovano conosce perfettamente il ruolo strategico del nostro tribunale e le difficoltà che magistrati e personale amministrativo affrontano quotidianamente. Le nuove assunzioni annunciate dal Ministero rappresentano certamente una buona notizia. La sfida non è soltanto assumere, bensì trattenere. La sfida è valorizzare economicamente il personale, costruire una pubblica amministrazione nella quale non esistano lavoratori di serie A e lavoratori di serie B a seconda del Ministero nel quale prestano servizio. Se la politica continuerà a ignorare questo tema, assisteremo allo stesso copione ancora per molti anni: nuovi concorsi, nuove assunzioni, nuove emergenze e nuove fughe di personale. Per trovarci nuovamente a discutere degli effetti senza avere il coraggio di affrontarne le cause. La giustizia padovana non ha bisogno di lavoratori trattenuti controvoglia».

Le conclusioni

Le conclusioni. «Oggi un funzionario del Ministero della Giustizia si confronta con un mercato del lavoro pubblico nel quale altre amministrazioni possono offrire trattamenti accessori significativamente più elevati. Le Agenzie fiscali dispongono di sistemi incentivanti che mediamente superano i 15mila euro annui, mentre in enti come Inps e Inail le componenti accessorie raggiungono livelli ancora superiori. Di fronte a queste differenze, stigmatizzare la volontà di approdare ad altre Amministrazioni significa ignorare la realtà. Per questo la Uil Fp respinge con forza la proposta di bloccare i trasferimenti. I dipendenti non sono una risorsa da trattenere con vincoli burocratici. Sono professionisti da valorizzare. La politica deve decidere se vuole affrontare le cause oppure limitarsi a contenere gli effetti. Oltre al personale effettivo, ci teniamo a ringraziare, i volontari dell’associazione nazionale carabinieri e del Comune, e i dipendenti distaccati da enti locali e aziende sanitarie, che grazie al loro apporto che non solo collaborano per la erogazione dei servizi e la gestione di specifiche attività bensì, di fatto, divengono gli unici preposti a determinate funzioni».


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