Cultura

Death Cab For Cutie – I Built You A Tower

I Death Cab For Cutie lasciano la Atlantic per la ANTI, etichetta dallo storico pedigree che ben si addice al nuovo capitolo della storia infinita dei ragazzi di Seattle. Produzione nuovamente affidata a John Congleton, come già avvenuto per “Asphalt Meadows” nel 2022, una garanzia di qualità sonora e musicale che rende ancor più scattante e vigoroso l’indie rock targato DCFC.

Credit: Ryan Russell

“I Built You A Tower” unisce passato e presente, nato sulla scia dei tour celebrativi di “Transatlanticism” e “Plans” (e delle date dei The Postal Service) vede Ben Gibbard, Nicholas Harmer, Jason McGerr, Dave Depper e Zac Rae riflettere sul percorso fatto, senza nostalgie. L’enorme sforzo di suonare ogni sera mentre faceva i conti con la fine del proprio matrimonio ha suggerito a Gibbard l’immagine della torre.

Una  struttura apparentemente solida, immutabile, alta e visibile a distanza in cui accumulare le emozioni, mura che man mano si sgretolano e lasciano filtrare i sentimenti.  Brani per la maggior parte  nati dai demo del buon Ben (tranne alcuni  co – writing)  strutturati in formato power trio (basso, chitarra, batteria) e poi rielaborati in gruppo alla ricerca di quel sound che ha reso così longevi i DCFC.

Un’alternanza di agrodolci, sincere ballate come “Full of Stars” scritta da Gibbard e Depper, brani diretti, grintosi come “Punching the Flowers” che nella grana essenziale degli strumenti ricorda i Wire, pagine di diario (“Pep Talk”) momenti grintosi e introspettivi (“Envy the Birds”, “Stone Over The Water”) e lunghi attimi di pura adrenalina (“How Heavenly A State” a firma Gibbard, Depper, Harmer).

“Trap Door” scritta da Gibbard e Rae introduce un sound più elettronico con sintetizzatori e tastiere, una batteria pulita e precisa, quasi da metronomo, prima di “Riptides” e del suo crescendo emotivo. I ricordi diventano intimi e genuini in “The Flavor of Metal” in cui i DCFC costruiscono melodie cristalline e dall’indole indie pop.

“I Built You A Tower (a)” e “I Built You A Tower (b)” fanno quasi storia a sé. Una suite in due parti, la prima più riflessiva ideata dal solo Gibbard la seconda più rock scritta con la collaborazione di Depper, entrambe  diventano il fulcro emotivo di un album che per i DCFC significa rinascita, ripartenza, all’insegna di una nuova maturità.


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