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Tiziano Ferro a Sanremo 2027: “Mi piacerebbe partecipare”

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Tiziano Ferro apre alla partecipazione in gara a Sanremo 2027 e racconta il dolore per il divorzio da Victor Allen e la sua battaglia contro l’odio online.

2 Giugno 2026 16:30

In coincidenza con il via al suo tour negli stadi, Tiziano Ferro si è raccontato in un’intervista che tocca tre piani molto diversi tra loro: il desiderio di misurarsi finalmente in gara al Festival di Sanremo, il dolore ancora vivo per la fine del matrimonio con Victor Allen, e una posizione sempre più netta sulla deriva dell’odio sui social media. Tre argomenti, un’unica voce che suona più diretta del solito, quella di un artista che ha attraversato anni difficili e che oggi sembra aver trovato una nuova chiarezza. Il nono album di inediti, Sono un grande, è appena uscito. Il tour è partito. E la prospettiva di Sanremo, che sembrava sempre rimandabile, si fa improvvisamente concreta.

Tiziano Ferro con il marito, Victor Allen. La coppia si era sposata nel luglio 2019 e, nel febbraio 2022, aveva avuto due bambini. Si sono separati nel 2023
Tiziano Ferro con il marito, Victor Allen. La coppia si era sposata nel luglio 2019 e, nel febbraio 2022, aveva avuto due bambini. Si sono separati nel 2023

“Mi piacerebbe”: Sanremo 2027 nel mirino

La dichiarazione è arrivata ai microfoni di Adnkronos e suona come la più vicina a un annuncio che Ferro abbia mai fatto sul tema: “Mi piacerebbe partecipare in gara al Festival. Sono cambiato, oggi sono più sereno e non me ne importerebbe nulla della competizione.” Non è la prima volta che il suo nome viene avvicinato all’Ariston, ma stavolta è lui stesso a spingersi oltre. A Il Fatto Quotidiano ha anche confermato di aver detto no a Carlo Conti, che lo avrebbe voluto in gara al Festival 2026: stava ultimando il disco, con cento persone al lavoro sul progetto, e non se la sentiva di bloccare tutto. Nessuna delle canzoni di Sono un grande gli sembrava avere la forza giusta per Sanremo, neanche Cuore rotto o Fingo e spingo, che ci aveva pensato. Tra le amiche, Giorgia lo incoraggia verso il Festival, mentre Laura Pausini lo frena ogni volta: “Ogni volta che le dico che voglio andare mi tira gli schiaffi sulle mani e mi dice sempre di no.” Ferro ride, ma il punto è serio: Sanremo va affrontato con la canzone giusta, e quella canzone non è ancora arrivata. Ma potrebbe arrivare.

Il divorzio da Victor Allen e l’abuso mentale

Il divorzio da Victor Allen ha lasciato un segno profondo, abbastanza da diventare materia di canzone. In A Napoli, brano del nuovo album, Ferro lascia emergere il dolore di una relazione che descrive come caratterizzata da dinamiche tossiche. In un’intervista ha parlato apertamente di abuso mentale, una forma di violenza che considera sottovalutata rispetto all’autolesionismo fisico: “l’abuso mentale è qualcosa di terribile.” Ha fatto riferimento al tema del narcisismo patologico, descrivendo come vivere accanto a una persona narcisista possa costituire una forma di lesionismo mentale. Ferro continua a fare affidamento su un percorso terapeutico avviato anni fa per affrontare le conseguenze di questo periodo. Non ha nominato direttamente il suo ex marito, ma il contesto è chiaro, e la scelta di mettere il dolore in musica piuttosto che tenerlo privato dice qualcosa su come ha scelto di elaborarlo.

La battaglia contro l’odio online

Sul fronte dei social media, Ferro ha preso una posizione che va ben oltre il generico “i social fanno male”. La sua proposta è concreta: “dobbiamo smettere di far sì che sui social network esistano utenti anonimi”, con un’iscrizione vincolata all’identità reale, come avviene in qualsiasi contesto fisico dove si entra con un documento. Descrive il fenomeno degli hater come alimentato da tre categorie: i giovani senza ancora gli strumenti per distinguere tra battuta e insulto, i frustrati che riversano online una rabbia comprensibile ma mal indirizzata, e chi ha trasformato la presenza social in un mestiere vuoto. Critica duramente la “cultura dell’Ozempic” che impone ai giovani modelli di magrezza estrema, e difende un’idea di social come estensione del proprio lavoro reale, non come sostituto.


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