Società

Genitori imperfetti e figli desiderati: Massimo Recalcati spiega perché il “ti amo” non serve a nulla senza fiducia

Massimo Recalcati, tra gli psicoanalisti più influenti del panorama italiano, ha ripercorso i grandi temi del suo lavoro in una conversazione con Marco Carrara, su Timeline, programma di approfondimento in onda su Rai 3.

L’occasione è stata la pubblicazione di Lo splendore e la polvere (Feltrinelli), raccolta di interviste dal 1998 a oggi. Ma il dialogo è diventato subito un’altra cosa: un esame lucido su come gli italiani – e i loro desideri – siano cambiati nel corso degli ultimi decenni.

Il punto di partenza è la fatica dei giovani. Recalcati, che si occupa di sofferenza giovanile da trentacinque anni, individua un denominatore comune tra attacchi di panico, dipendenze tecnologiche, disturbi alimentari e persino la violenza: “la fatica di desiderare”. A causarla, secondo lo psicoanalista, sarebbe la scomparsa dell’esperienza dell’impossibile. “Perché tutto sembra possibile”.

Sulla violenza giovanile, Recalcati traccia un parallelo netto con la sua generazione, quella del ’77. Allora la violenza aveva una radice politica, un “no all’ingiustizia sociale”. Oggi, invece, chi aggredisce o ruba non contesta i valori del centro borghese: li invidia. “Vogliono essere assimilati a quel sistema”. Il furto dell’orologio di marca o l’aggressione sessuale diventano così il “modo più veloce” per appropriarsi di ciò che altrimenti richiederebbe tempo, lavoro, corteggiamento. Una scorciatoia che illude chi la compie di raggiungere subito la meta.

Il discorso si sposta sulla scuola, che Recalcati descrive come un’istituzione sofferente. Gli insegnanti hanno perso autorità simbolica: una volta entravano in classe con alle spalle il crocifisso e il presidente della Repubblica, oggi i ragazzi hanno gli occhi incollati all’iPhone. Un “deficit dell’attenzione” che lo psicoanalista definisce sintomo del nostro tempo.

Sulla proposta di introdurre a scuola un’ora di lezione “per capire chi sei”, lanciata dal cantautore Ultimo, Recalcati è netto: “Non ci sono lezioni possibili”. E spiega perché si è opposto anche all’educazione sessuale e affettiva come materia a sé. La sessualità, dice, “è per natura storta, irregolare, anormale”. Ogni tentativo di raddrizzarla è repressivo. Ciò che serve è un clima culturale di rispetto della libertà altrui – e questo non si decreta con un’ora in più alla settimana.

Il nodo più acceso del dibattito, però, riguarda i genitori. Recalcati dice apertamente “ti amo” ai suoi figli, ma senza illusioni. Ricorda Freud: fare il genitore è “un mestiere impossibile”. Navigare a vista, barcamenarsi, sbagliare. I peggiori genitori sono quelli che si presentano come modelli ideali: i figli si sentiranno per sempre inadeguati. I migliori, invece, sono “quelli consapevoli della loro insufficienza”. Quelli che fanno amicizia con il proprio limite. L’amore vero, per Recalcati, non ama il figlio “nonostante le sue manchevolezze, ma proprio per le sue manchevolezze”. Il dono più alto è la fiducia: “Credo nel tuo segreto, credo in te non per come vorrei che tu fossi, ma per quello che sei”.

Sui social, infine, Recalcati smonta l’ossessione contemporanea per la felicità. La felicità come stato permanente di armonia è una rappresentazione illusoria, quella che i social “contrabbandano” mostrando solo splendore. La gioia, invece, è altra cosa: cogliere attimi di luce nella polvere. Per questo il titolo del suo libro accosta le due parole. Lo splendore, da solo, non esiste.

E sulle relazioni tossiche – ragazze che cercano partner possessivi e gelosi – Recalcati cita Spinoza: “Il mistero dell’essere umano consiste nel fatto che a volte può preferire le catene alla propria libertà”. Meglio un padrone che la solitudine. Meglio la schiavitù che l’angoscia di essere liberi. Una diagnosi severa, che non offre facili consolazioni. Ma forse, per lo psicoanalista, la verità è già una forma di cura.


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