Cultura

Loraine James – Detached From The Rest of You

Talentuosa e dal percorso volutamente lontano dai riflettori, la produttrice britannica tenta di svelare forse definitivamente la pozione della propria musica con questo nuovo album, dove si respira da subito un imprinting sensuale finora inespresso, neanche più sotterraneo ma compresente nelle sempre tortuose trame elettroniche.

Credit: Darryl Daley

“Detached from the rest of you” è il tentativo della James di tollerare l’asprezza dei suoi beat asimmetrici, le intemperanze down tempo, il glitch che sbatte subito al primo contatto (“A long distance call”) con armonie quasi nu soul che i numerosi e azzeccati feturing rendono assimilabile, godibile, basti prendere canzoni come “In a rut” o “Score” per citare un paio di esempi, dove possiamo trovare la consueta perfezione minimale a livello produttivo, la ricerca del perimetro liquido e denso che si appiccichi ad un mood nuovo ma allo stesso tempo radicato nella tradizione black degli ultimi 20 anni, in brani che vogliono e pretendono di rimanere incollati all’ascoltatore di turno, di un’intimità notturna.

Se la logica finora della sua produzione era destinata ad un notevole condensato di rivisitazione elettronica dell’hyperdub di etichetta d’origine, qui siamo finalmente oltre, l’album scorre senza pieghe come un progetto di una precisa collocazione strutturale, dove spesso il contesto da dancefloor rimane spostato, laterale , dove si preferisce inserire una dinamica gentile del groove (“Flatline”) preferendo dirigersi verso ritmi più magnetici, coinvolgenti a livello interiore:; è un gioco di impasto, di feeling appunto, mai così sfiorato prima dalla James che convince nella sua omogeneità e che trova forse il riferimento più vicino nel lavoro di Tirzah, non per caso ospite qui in “Habits and Patterns”.

Cura del dettaglio, perfezione maniacale del suono, compattezza dei brani ma anche visionarietà come nella splendida “Ending Us All”, con un campione ripetuto di drumming free jazz, una linea sotterranea di piano, un flow declamatorio su un climax di synth eccitante, per non parlare della collaborazione con Alan Sparhawk, che coglie il canto dolente dell’ex leader dei Low abbinato ad una ballad electro spettrale e al solito misteriosa,

Il distacco dal resto del mondo prefisso nel titolo è proprio questo, il colmare la distanza dal misterioso mondo creativo dell’autrice londinese, che ancora una volta sorprende ma senza irretire, che non è più una questione di avanguardia da club, ma che si avvicina ad un senso quasi soulful, percettibile, dove mettere sempre più a fuoco ad esempio l’utilizzo della propria voce, il calore di un suono umano, quasi “baduista” nella sua estensione, con la vibrazione sempre meno fredda dei suoni digitali, ascoltate ad esempio “See through” la canzone sintesi della bellezza dell’album, messa alla fine con questo effetto ipnotico che lascia presagire sviluppi imprevedibili nella carriera della producer,


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »