Cultura

Primavera Sound – Giorno 1 @ Parc del Fòrum (Barcellona, 04/06/26)

Geese Primavera sound 2026
Credits: Gisela Jane

Ed eccoci qui, a parlare di questa prima giornata del Primavera Sound di quest’anno; se non avete ancora letto notizie a riguardo, preparatevi perché è stato sicuramente intenso (non sempre in senso positivo); se invece eravate lì, vi sono vicina. Ma procediamo senza indugi. 

Dopo una giornata inaugurale in cui le Wet Leg hanno dominato (anche se forse con un’energia leggermente più contenuta rispetto al solito), possiamo dirci pronti per questa giornata. Il meteo promette pioggia, ma non ci spaventa nulla; dopotutto, appena due anni fa è venuto giù il diluvio durante i set di Liberato e PJ Harvey, e poi la sottoscritta, ormai, di concerti sotto l’acqua ne ha visti parecchi. Che sarà mai?

O almeno, questo è quello che si poteva pensare.

Partiamo con gli scatenatissimi Paus, gruppo rock portoghese noti per l’uso di una batteria “siamese”, con due grandiosi batteristi che suonano insieme, l’uno davanti all’altro. Inaspettatamente molto interessanti, non c’è che dire. 

Ci spostiamo ordunque da Blood Orange, nome d’arte del cantautore Dev Hynes, che all’apparenza procede tranquillamente, nonostante lamentasse problemi sullo stage e la mancanza di uno live streaming (a quanto ha riferito l’artista su Instagram). Ma, problemi tecnici a parte, funziona tutto: è un performer magnetico che si muove con scioltezza tra elettronica e RnB, sa quello che fa e non ha problemi a dimostrarlo. Un ottimo inizio.

Che dire poi dei Men I Trust? Lei dolcissima, loro tutti impeccabili. La band canadese ha infatti confermato dal vivo la sua natura giocosa ma onirica, in un set rilassato ma decisamente capace di catturare e cullare chi ascolta, tra voci morbide e bassi inconfondibili.

Passiamo velocemente da The New Eves: arrabbiate, ipnotiche, intriganti. Diverse recensioni descrivevano il loro live come un rituale, e in effetti la definizione non delude. Eteree nei loro abiti stravaganti (ma molto apprezzati), portano in scena quella che è stata battezzata come “Big Hag Energy”. Il loro set è infatti in parte concerto e in parte cerimonia pagana, tra improvvisazioni, canti corali e un’energia femminista che vibra nell’aria come un terremoto. Assolutamente impossibili da incasellare in un solo genere.

Intanto però i nuvoloni iniziano ad accumularsi, ed eccoci al fenomeno del momento: i Geese. Pienone fin da subito (il che non dovrebbe sorprendere, visto che per Cameron Winter all’Auditori c’è stata una fila di ore e ore). Belli belli, l’hype forse è un po’ alto ma sono comunque bravi: hanno energia da vendere, sono frenetici, ignorano ogni cliché possibile e fanno partire i mosh pit in ogni parte del pubblico, anche con la pioggia. Tutto sommato, rivedrei volentieri (anche perché hanno chiuso il set poco prima causa maltempo, il che dispiace parecchio).

Geese Primavera sound 2026
Credits: Gisela Jane

La pioggia aumenta sempre di più, ma non è quello il problema: è il vento, che secondo i dati si sarebbe aggirato anche attorno agli 80 km/h. Ottimo. Proseguiamo da Oklou, mentre il vento tira forte e fa sempre più freddo, eppure sul palco lei incanta. Sa perfettamente come muoversi tra cultura kitsch e alta arte, in uno stage immerso nella nebbia e luci stroboscopiche, che accompagna alla perfezione sia l’emotività dell’artista sia i suoi momenti di ballo.

Nel mentre, dato il calo di temperatura e il meteo non esattamente favorevole, la sottoscritta vuole fare un attimo un salto dall’altra parte del parco, ma scopre che è tutto bloccato. La gente si sta accalcando, mentre lo staff sta facendo evacuare l’area dei palchi principali. E di lì, la fatidica domanda: che sta succedendo? 

Internet funziona a tratti e a malapena, la gente è confusa, c’è chi ancora sta ascoltando Oklou ma non ha la minima idea di cosa sta succedendo (non che gli altri siano messi meglio). Partono domande su Alex G, su Mac DeMarco, Doja Cat e Massive Attack: nessuno sa nulla. Pare che addirittura si sia staccato un pezzo di maxi schermo da uno dei palchi principali. Quel poco di risposta che il pubblico tanto chiede (e merita) viene dato poco dopo, perché su Instagram il canale ufficiale del festival pubblica che il concerto di Alex G è stato cancellato. Paura per Mac DeMarco, ma non viene (ancora) menzionato; aggiungiamo anche una certa frustrazione perché in uno spazio così grande e così pieno di persone non funziona internet, quindi si sarebbe potuta dare priorità ai canali in loco (maxi schermi), che è invece arrivata tardi.

Di qui, a uno a uno, vengono annunciati gli artisti cancellati, tra storie e post : Alex G, Mac DeMarco, Massive Attack. Su Doja Cat abbiamo una risposta poco dopo, quando vediamo che la cantante annuncia su Twitter che non ci sarà. Tutto questo dopo una live in cui, in lacrime e con il look pronto, si rammaricava di non potersi esibire (live che ovviamente la sottoscritta non ha visto causa internet vacillante, ma grazie al cielo esistono i gruppi di amici su Telegram pronti a fornire aggiornamenti in tempo reale). La gente è, a dir poco, esausta. C’è chi torna in massa verso l’uscita, chi prova a vedere qualcos’altro (Panda Bear all’Auditori era pieno, purtroppo), chi prova a capire come sta procedendo la situazione. Meno male che, invece, il Cupra stage è più attivo che mai, con un Father John Misty che spicca e splende tra persone deluse, infreddolite e scontente. Affronta il caos con la sua solita presenza magnetica, lasciando che il lirismo poetico delle sue canzoni prenda il sopravvento; elegante ma teatrale, la colonna sonora perfetta per una serata spazzata via da un temporale del genere.

Father john misty Primavera sound 2026
Credits: Clara Orozco

Nel mentre, l’annuncio inaspettato: i Massive Attack riprogrammati per mezzanotte e mezza su uno dei palchi principali. È un delirio. Gente che corre ad aspettare sotto il palco un’ora prima (o almeno ci prova, perché non hanno riaperto subito l’area), chi è uscito e prova a rientrare (con iniziale insuccesso, ma che poi riesce a passare); un raggio di sole in questa tempesta, che però, purtroppo, è destinato a spegnersi. 

Ora, la sottoscritta non sa il modo preciso in cui sia arrivato l’annuncio, causa chiusura della metro a mezzanotte e ostello irraggiungibile se non con questo mezzo; stamattina, però, la prima cosa che ha visto sui social è stata una serie di post inferociti e sconfortati di persone che, nell’attesa dei Massive Attack, sono rimaste deluse e si sono pure perse altri act. Per carità, la sicurezza prima di tutto: non stiamo qui a impazzire perché sono stati cancellati dei concerti (anche se di headliner), perché nel mentre ci sono stati altri act decisamente validi (vedasi Skullcrusher, Father John Misty, Florence Road). I modi e i tempi delle comunicazioni, però, così come l’”illusione” di riuscire a portare comunque sul palco i Massive Attack, tenendo le persone sulle spine fino all’ultimo, non è stata davvero delle migliori. Considerando poi che si sapeva da tempo delle condizioni meteo che avrebbero colpito l’area, viene da chiedersi com’è possibile che non ci sia stata un’adeguata preparazione.

Qui si prova a vedere il lato positivo e tornare a casa con una sommaria soddisfazione, ma un po’ di amaro in bocca resta, specie al pensiero di chi è venuto solo per questa giornata di festival. Gli imprevisti capitano, e se legati al meteo meglio non rischiare o scherzarci su, ci mancherebbe; è fondamentale però gestirli bene, perché ci sono persone che magari avrebbero comunque voluto vedere per bene i TV Girl, i Melt Banana o gli Overmono, che però non è riuscita perché troppo stanca del freddo, della confusione, della gente schiacciata a non sapere cosa fare. 

E speriamo che non ricapiti una cosa del genere anche nei prossimi giorni (la sottoscritta potrebbe diventare pazza se succedesse durante i The Cure, ma sono dettagli), perché sarebbe davvero un peccato chiudere male un evento che fa sognare da anni.


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