Salute

Ddl Valditara è legge: consenso informato a scuola tra le proteste

Approvato tra le proteste di associazioni ed esperti il ddl Valditara in materia di consenso informato in ambito scolastico per l’educazione sessuoaffettiva. Il Senato ha dato il via libera definitivo con 78 voti favorevoli e 38 contrari: il testo, già approvato dalla Camera, è così diventato legge. Esulta il ministro dell’Istruzione: “Tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni”, ha sostenuto.

Cosa prevede la legge

Il succo del provvedimento sta nella richiesta del consenso informato preventivo dei genitori (o degli stessi studenti se maggiorenni) per poter partecipare alle attività che riguardano i temi della sessualità. Le scuole dovranno mettere a disposizione il materiale didattico utilizzato per i progetti e richiedere loro un’autorizzazione scritta. In assenza di essa, saranno chiamate a garantire ai ragazzi “attività formative alternative”. Altro perno della norma, è lo spartiacque tra materne e elementari da una parte e medie e superiori dall’altra. Nei primi due casi, “fermo restando quanto previsto dalle indicazioni nazionali”, le attività sui temi della sessualità sono escluse; dalle scuole secondarie sono, invece, possibili con il benestare delle famiglie. Come ricostruito da ilfattoquotidiano.it, già adesso era necessario il via libera dei genitori, ma così ogni iniziativa dei docenti sarà disincentivata.

Pd: “Il Parlamento ha scelto la paura”. M5s: “Oscurantisti”

Per le deputate Pd Irene Manzi e Sara Ferrari “con l’approvazione definitiva della legge sul consenso informato a scuola, il Parlamento ha scelto da che parte stare: non dalla parte dei ragazzi e delle ragazze , non dalla parte della scuola. Ha scelto la paura, l’ideologia e l’oscurantismo. Il ddl Valditara non rafforza i rapporti tra scuola e famiglia. Li burocratizza, sminuendo l’autorevolezza dei docenti e colpendo proprio i ragazzi più fragili, quelli che in classe trovano l’unico spazio di ascolto che non trovano altrove, anche a casa”. Per il 5 stelle Luca Pirondini “è una marchetta al mondo retrogrado”: “L’esultanza di Pro Vita, l’associazione anti-abortista e pro-Medioevo, segna il vero obiettivo raggiunto dal governo con la legge Valditara sul consenso informato appena approvata dal Senato: fare una marchetta a quel mondo retrogrado e oscurantista che per Giorgia Meloni rappresenta un orticello elettorale da curare. Oggi è un giorno buio per la scuola pubblica, umiliata nella sua missione educativa e additata come fonte di paura e di sospetto”.

Una nessuna centomila: “Italia morosa sui diritti e peggiorerà ancora”

Durissima la presa di posizione della Fondazione Una Nessuna Centomila: “Chiedere alle famiglie di approvare progettualità che investano la sfera dell’affettività all’interno delle scuole”, ha dichiarato al vicepresidente Celeste Costantino, “significa, in primis non avere chiara qual è la fotografia di questo Paese, e, di fatto, privare i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze del nostro Paese di quello che invece viene considerato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità un diritto per tutti”. Sono tantissime le organizzazioni internazionali che chiedono all’Italia di inserire all’interno degli ordinamenti scolastici l’educazione sessuo-affettiva, non ultima la Convenzione di Istanbul, ratificata nel nostro Paese nel 2013, ricorda la Fondazione. “L’Italia – dice ancora – arriva nel 2026 ancora senza poter disporre di questo sapere all’interno delle scuole e le responsabilità sono trasversali. Ma con questo ddl addirittura la situazione peggiora. Perché prima, con l’autonomia scolastica, le progettualità di educazione sessuo-affettiva potevano tranquillamente trovare spazio all’interno delle scuole. Oggi, con questo allarmismo diffuso dal ministero e con la poca informazione sul tema, nel momento in cui verranno presentati questi progetti, di fronte alla mancanza dell’unanimità sulla scelta del progetto, lo si sacrificherà a favore di progetti ‘più facili’. Credere il contrario o dichiararlo, significa non avere contezza di quella che è la condizione della scuola pubblica oggi. Nessun dirigente scolastico, nessuna insegnante, si prenderà mai la responsabilità di dover trovare un’attività alternativa, e quindi servirà sempre l’unanimità”. E ancora: “Il vero problema delle famiglie riguardo questo tema è l’informazione. Non si sa cosa sia veramente l’educazione sessuo affettiva. Gli stereotipi e la violenza domestica sono un fenomeno diffuso nel nostro Paese, quindi, presumibilmente, saranno molti i genitori che non daranno il consenso ai propri figli ad aderire ai corsi. La situazione di morosità in cui il nostro Paese versa, con questa approvazione del provvedimento, è destinata a peggiorare sensibilmente. Noi lo consideriamo un ulteriore passo indietro che pagheranno soprattutto i ragazzi e le ragazze del nostro Paese”.

Proteste anche da Save the children: “Il consenso preventivo obbligatorio da parte dei genitori per attività di educazione alla sessualità a scuola rischia di indebolire l’alleanza educativa tra scuola e famiglia e rafforzare le disuguaglianze educative”, ha dichiarato Giorgia D’Errico, direttrice relazioni Istituzionali di Save the Children. “L’obiettivo di informare le famiglie e rafforzare il dialogo con la scuola è condivisibile, ma l’introduzione di un obbligo generalizzato di consenso per percorsi educativi su affettività e sessualità rischia di accentuare i divari educativi e culturali già esistenti, penalizzando soprattutto le ragazze e i ragazzi che avrebbero maggiore bisogno di strumenti informativi e di confronto”.

Gli studenti: “Netta contrarietà”

Protesta compatta l’Unione degli studenti: “Ancora una volta il governo sceglie di affrontare temi fondamentali per la crescita delle nuove generazioni con divieti, controlli e ostacoli burocratici”, hanno dichiarato in una nota. “Invece di riconoscere il valore educativo e preventivo dell’educazione sessuo-affettiva, si costruiscono nuove barriere che rischiano di limitare l’accesso alla conoscenza, alla consapevolezza e agli strumenti necessari per costruire relazioni sane, rispettose e libere dalla violenza”. Quindi annunciano: “L’Unione degli Studenti continuerà a mobilitarsi dentro e fuori le scuole per rivendicare l’introduzione strutturale dell’educazione sessuo-affettiva in tutti gli istituti del Paese. “Non sarà l’ennesimo disegno di legge a fermare il bisogno di conoscenza e consapevolezza che attraversa le nuove generazioni. Ne parleremo nelle nostre classi, nelle nostre assemblee, nelle nostre famiglie e nelle nostre piazze. Perché una parola oggi può salvare una vita domani”, hanno concluso gli studenti.


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