Puglia

Omicidio in discoteca a Bisceglie, c’è il quarto fermo

C’è il quarto fermo per la morte di Filippo Scavo, il 43enne barese ucciso nelle prime ore del 19 aprile 2026 nella discoteca Divine Club di Bisceglie. Si tratta di un giovane residente nel territorio barese: si chiama Francesco Di Vittorio, è nato nel 20024 ed è di Modugno. Nelle prime ore di oggi, 4 giugno, i carabinieri del Comando provinciale di Barletta-Andria-Trani hanno dato esecuzione al decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Il soggetto è ritenuto gravemente indiziato di aver concorso nell’omicidio di Scavo, una morte che rientra nella faida fra clan Capriati-Strisciuglio. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Di Vittorio avrebbe avuto un ruolo tutt’altro che marginale, quella notte: avrebbe avuto una posizione di raccordo fra le diverse fasi dell’azione, e infatti dopo il primo tentativo di aggressione all’esterno della discoteca, Di Vittorio avrebbe favorito il rientro armato del gruppo all’interno del locale, aprendo la porta in ferro dell’accesso D. Subito dopo, si sarebbe trattenuto per alcuni istanti all’esterno dello stesso varco, apparentemente allo scopo di verificare la presenza di eventuali persone nei pressi dell’ingresso, per poi fare nuovamente accesso all’interno della discoteca e supportare l’azione armata posta in essere dagli altri partecipanti in danno di Filippo Scavo. E quindi, mentre all’interno venivano esplosi i colpi che avrebbero ucciso Scavo, il fermato avrebbe mantenuto un ruolo funzionale all’esecuzione del piano: dopo l’agguato, infatti, sarebbe uscito rapidamente dal locale per raggiungere la Lancia Y utilizzata per la fuga, mettendosi alla guida e assicurando così l’allontanamento degli autori materiali del delitto. Ossia Dylan Capriati e Aldo Lagioria, arrestato lo scorso 5 maggio insieme a un terzo presunto complice, Nicola Morelli.

Francesco Di Vittorio era stato in un primo momento indicato come “Ignoto 2”, ora gli inquirenti sono arrivati a dargli un’identità: fondamentale l’analisi dei sistemi di videosorveglianza presenti all’interno e all’esterno del locale, la comparazione sincronica delle immagini, i riconoscimenti fotografici effettuati da persone informate sui fatti, le attività tecniche di intercettazione e ulteriori riscontri investigativi. Il fermato viene ritenuto dagli investigatori non una figura periferica, bensì un vero e proprio “soggetto di cerniera”, capace di collegare il gruppo armato alla vittima, l’esterno all’interno della discoteca e l’azione di fuoco alla successiva fuga. La morte di Scavo, per gli inquirenti, sarebbe una vendetta del clan mafioso Capriati nei confronti dei rivali Strisciuglio, maturata dopo l’omicidio di Lello Capriati, ucciso la sera di Pasquetta del 2024. All’indagato vengono contestati, pertanto, i reati di concorso in omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolazione mafiosa, concorso nella detenzione e nel porto illegale di armi da fuoco in luogo pubblico, nonché minaccia finalizzata alla commissione del delitto di favoreggiamento personale. Di Vittorio, difeso da Nicola Quaranta, comparirà domattina dinanzi al gip del Tribunale di Bari Giuseppe Ronzino per la convalida del fermo.




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