Piemonte

Noemi Signorile: “Per il volley lasciai casa mia a 15 anni. Ma la sera quanti pianti”

Sentito suggerimento rivolto al presidente della Regione, Alberto Cirio: se è alla ricerca di una testimonial per il Piemonte, la soluzione giusta è Noemi Signorile. Campionessa dal volto pulito, ex azzurra di volley, nata nel febbraio 1990 a Torino, ospedale Sant’Anna, cresciuta a San Gillio, cintura nord-ovest della città, esplosa a Chieri, ha vinto tanto a Novara e adesso, da sei anni, è leader e capitana di Cuneo.

La incontriamo a due passi da casa, alla caffetteria Mally di San Gillio, dove si può far tutto, dalla colazione all’aperitivo. In vetrina ci sono leccornie di ogni tipo ma noi ci limitiamo ad un pranzo sportivo: scaloppine agli agrumi accompagnate da spinaci, un’insalatona. E visto che di bere alcolici non se ne parla, lo strappo alla regola è rappresentato dalla buonissima torta della casa. «Io adoro i dolci, però non esagero mai – puntualizza Signorile – Poi ogni anno, quando arriva la quaresima, faccio fioretto e per quaranta giorni non li tocco proprio».

La caffetteria Mally di San Gillio

La caffetteria Mally di San Gillio 

Sarà per le pietanze, buone e genuine, sarà per la voglia di raccontare e raccontarsi: le chiacchiere sono fluide e Noemi abbatte subito il muro della circospezione. Così, in un amen, seduta di fronte ti ritrovi la ragazza della porta accanto, dal sorriso fresco e dalle parole autentiche, mica la campionessa che in carriera ha vinto un po’ di tutto.

Perché Noemi Signorile ha conquistato scudetti e coppe in Italia, in Francia e in Romania: il trionfo più bello, però, «resta la Coppa del Mondo conquistata con la Nazionale nel 2011 in Giappone, il mio paese preferito. Vincere è stupendo a ogni latitudine, ma con l’Italia ha un profumo diverso: fu un’esperienza fantastica, la più bella della mia avventura in maglia azzurra durata sei anni».

Nella vita, tuttavia, i momenti esaltanti vanno spesso a braccetto con i periodi complicati; un gioco di specchi che per Noemi trova corrispondenza nel passaggio da Novara a Busto Arsizio. «Quello fu il periodo degli attacchi di panico, se ci penso mi vengono i brividi ancora adesso».

È una piroetta all’indietro di un decennio che Noemi ricostruisce così: «Il primo anno a Novara vincemmo la Coppa Italia ma l’anno successivo le cose girarono storte, e c’era chi accusava il palleggio, ossia me. La stagione successiva andai a Busto Arsizio dove si vive di pane e volley. A un certo punto, per la pressione, non riuscivo a fare le cose più semplici, nemmeno a palleggiare. Fu un periodo tremendo: ne uscii grazie al mental coach e alla mia famiglia».

Mamma Laura, originaria di Catania, papà Luigi che ha le radici a Manta di Saluzzo; e poi il fratello Lenny e la sorella Alice che ha tredici anni in più; in totale, i nipoti sono quattro, compresa Rebecca che ha 15 anni e gioca a volley a Givoletto.

«La famiglia è il punto di riferimento, mamma e papà li ringrazierò per sempre: mi hanno sostenuta senza sosta, anche quando me ne andai di casa a 15 anni per giocare nel Club Italia». Il quartier generale delle azzurrine era Ravenna e sai i lacrimoni, la sera, per aver abbandonato tutto, gli amici e il pianoforte: «All’inizio il distacco fu doloroso, piangevo sempre: i miei genitori venivano a trovarmi anche due volte a settimana. Ed è sempre stato così perché, facendo enormi sacrifici e migliaia di chilometri, non si sono mai persi una partita: quando da ragazzina vinsi il primo scudetto e la prima Supercoppa a Bergamo, ma pure quando andai a giocare a Bucarest, in Romania».

Noemi ha una passione infinita per gli animali anche se accanto a lei non c’è più il cane Macchia, compagno di una vita: «Però ci sono Sherlock e Violet, due golden retriever, e tre gatti maine coon: Smooki, Tigro e Baloo». Nonostante sia in vacanza, la mattina Signorile si allena in palestra, aggiungendo poi corse e giri in bicicletta «perché gli anni passano e bisogna rimanere in forma anche quando non ci si allena in gruppo».

D’altra parte, a Cuneo, dove la dirigenza le ha costruito attorno il resto della squadra, è un po’ la sorella maggiore: «Basti pensare che Linda Magnani, il nostro libero, ha la metà dei miei anni». Leader indiscussa in campo e fuori, Noemi preferisce imporsi con naturalezza: «Sono solare e un po’ permalosa, razionale ma anche scaramantica; ma amo il quieto vivere, non mi piace il conflitto. Cerco sempre di essere pacifica, di smorzare le tensioni anche nello spogliatoio. Il futuro? Personalmente guardo ad una stagione per volta, mentre da grande mi piacerebbe mettere a frutto la laurea in Scienze della comunicazione rimanendo nell’ambito sportivo: magari come giornalista, o come addetta stampa, di certo non come coach. Per quanto riguarda Cuneo Granda Volley, invece, arriviamo da una stagione strepitosa in cui abbiamo sfiorato l’Europa: ma l’obiettivo è salire sempre di più, fare ancora meglio».

Proprio come ha fatto Noemi nel corso di una carriera ventennale iniziata tutto sommato abbastanza tardi: «La svolta fu cambiarmi di ruolo: da ragazzina attaccavo, e mi piaceva molto. A trasformarmi tatticamente fu Luciano Pedullà: una scelta geniale, anche se all’inizio mi andò per traverso. Le ragazze di oggi? Sono diverse, emancipate, ma talvolta anche fragili. Ecco perché consiglio loro di saper staccare ogni tanto anche dal telefono, dai social: perché quando le cose non vanno bene, leggere troppe critiche rischia di condizionarti».

In squadra, Noemi è l’unica sposata: accanto a lei c’è Jacopo che ha conosciuto ai tempi del Novara, e nel futuro la famiglia potrebbe allargarsi: «Spero di diventare mamma: mi piacerebbe avere una bambina che mi somigli, mentre Jacopo preferirebbe un maschietto.

Dopo il caffè è il momento dei saluti ma c’è ancora da affrontare il tema degli stipendi che, nel volley, non sono minimamente paragonabili a quelli del calcio. «Onestamente non mi capacito della vita e degli ingaggi dei giocatori, però in Italia va così: gira tutto attorno al calcio, e dire che ci sono sport dove ci si fa un mazzo infinito ma si guadagna molto meno». Proprio come accade nella pallavolo femminile a Volleylandia, il campionato più bello del mondo.


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