Amendolara, braccianti uccisi per rivolta contro i caporali
Strage di braccianti ad Amendolara, nuovi agghiaccianti particolari. In carcere i due fermati con l’accusa di aver ucciso, bruciandole vive, quattro persone nell’incendio alla stazione di servizio. Vivevano in condizioni disumane e avevano chiesto un contratto
AMENDOLARA – Braccianti agricoli, tra braccianti agricoli, che però vestono i panni del più becero e sanguinario caporalato, una piaga difficile da debellare in aree votate all’agricoltura di eccellenza, come la Sibaritide e il Metapontino, dove sempre più servono braccia a poco prezzo.
Potrebbe essere questa la chiave di lettura della terribile mattanza dei quattro pakistani arsi vivi nella Fiat Ulisse, sotto la pensilina della stazione di servizio Ip ad Amendolara lo scorso primo giugno.
STRAGE DI BRACCIANTI AD AMENDOLARA, LE INDAGINI
In poco tempo, grazie alle telecamere di sorveglianza presenti all’interno della stazione di rifornimento, le indagini condotte da un nutrito pool di investigatori tra Polizia Stradale di Trebisacce, Carabinieri di Roseto Capo Spulico, Squadra mobile e scientifica di Cosenza, ha portato al fermo di indiziato di delitto, due cittadini pakistani, A.R e S.A. entrambi di 32 anni oggi reclusi nell’istituto di pena di Castrovillari in attesa dell’udienza di convalida del fermo.
I due arrestati hanno nominato loro difensori gli avvocati Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli, entrambi del Foro di Castrovillari.
I FATTI
In quel minivan erano in sette e tutti partiti da Villapiana, dove la comunità pakistana è numerosa, per recarsi nei campi del Metapontino o del Materano per la raccolta delle fragole. Dei sette occupanti del minivan due sono stati gli autori del quadruplice omicidio, quattro le vittime che, pare, avessero vent’anni o poco più, ed il settimo occupante del minivan l’unico superstite dalle cui dichiarazioni è possibile ricostruire quanto accaduto nella stazione di servizio di Amendolara.
Intanto per sua ammissione, Taji Mohammad Alamyar, sopravvissuto originario dell’Afghanistan di 35 anni, si sarebbe salvato riuscendo ad uscire, tra le fiamme dell’auto, dal vano portabagagli.
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Questo gli ha provocato importanti ustioni alle mani, alle braccia e ad altre parti del corpo ma, comunque, ha portato in salvo la vita. Qualcuno, testimone oculare presente nei pressi della stazione di servizio della Ip, lo avrebbe visto scappare dal minivan con il vestiario fumante prima che di lui si perdessero le tracce. Salvo poi tornare, opportunamente medicato, per raccontare l’accaduto e rispondere alle domande in un servizio Rai dalla quale è emerso il racconto dell’accaduto.
Dunque, le quattro vittime pakistane, pare di giovane età, hanno subito una morte atroce ed una lenta agonia tra le fiamme. Tutto sarebbe nato per una discussione durante la quale i cinque braccianti agricoli chiedevano più soldi ai due loro connazionali in veste di caporali. Soldi negati e offerta del solo vitto e alloggio. Da li la discussione e la ritorsione tanto violenta quanto atroce messa in atto.
LA RICOSTRUZIONE
I due esecutori della mattanza erano entrambi sui sedili anteriori del minivan: uno alla guida e l’altro sul sedile passeggero. Pertanto è stato facile rompere le maniglie interne all’auto che consentono l’apertura delle portiere. Fatto questo, i due sarebbero scesi dall’Ulisse e, mentre uno teneva bloccata la portiera l’altro versava benzina dal bagagliaio dandogli fuoco. Morti tra le fiamme, nella trappola di fuoco ordita per loro in quella che è diventata una bara di metallo.
Oggi le quattro giovani vittime di tanta atrocità, sono presso la morgue dell’ospedale “Giannettasio” di Corigliano Rossano in attesa della disposizione da parte della Procura di Castrovillari, dell’incarico da conferire per l’autopsia. Le indagini, coordinate dal pm Roberta Bello, sostituto procuratore della Repubblica, sono affidate alla Squadra mobile della questura di Castrovillari.
Domani o al massimo giovedì, è prevista l’udienza di convalida del fermo dei due indagati per l’omicidio dei quattro connazionali pakistani.
LA CONFERENZA DELLA PROCURA
Infine, il procuratore capo Alessandro D’Alessio ha convocato una conferenza stampa per oggi pomeriggio alle 16 presso la Questura di Cosenza e, al contempo, ha posto in evidenza la professionalità delle forze dell’ordine che, ancora una volta, seguendo le direttive della Procura di Castrovillari, sono state in grado, operando in perfetto e lodevole coordinamento tra di loro, di individuare in pochissimo tempo, i soggetti gravemente indiziati di delitto di omicidio plurimo e pluriaggravato.
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