Due mesi dalla scomparsa di Domenico Racanati, il grido di dolore della famiglia che si appella a Meloni e Mattarella

Sono trascorsi esattamente due mesi dalla scomparsa di Domenico Racanati, il 53enne di Bisceglie di cui si sono perse le tracce il 2 aprile scorso, a seguito del crollo del ponte sul fiume Trigno, fra Abruzzo e Molise.
Era Giovedì Santo e il maltempo flagellava il Centro-Sud da giorni, determinando danni consistenti in tutta la provincia di Chieti e non solo. Quella mattina, il ponte cedette sotto il peso dell’acqua ingrossata dalle precipitazioni intense. Qualche ora dopo, si iniziò a parlare di due automobili coinvolte, fino alla tragica certezza arrivata il giorno dopo, con il ritrovamento della targa dell’automobile di Racanati, che quella mattina era partito dalla Puglia verso Ortona.
Da allora, si sono susseguite le ricerche, ma anche gli appelli dei familiari, che ritengono che il loro caro sia rimasto intrappolato nella macchina, sotto i detriti trascinati dalla furia dell’acqua contro il ponte crollato.
Numerosissimi gli interventi di moglie, fratello e figlie di Racanati fino all’ultimo accorato appello di pochi giorni fa, pubblicato sui social dalla consorte del pescatore, che si appella alla presidente del consiglio Giorgia Meloni, al ministro Matteo Salvini e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“Siamo stati lasciati soli – lamenta la donna – ma non posso accettare che mio marito venga dimenticato così”. Nel dolore di tanta incertezza, non manca di ringraziare i vigili fuoco e la guardia costiera impegnati sin dai primi istanti nelle ricerche del disperso.
Per i familiari, però, “servono più attrezzi, più uomini, più mezzi, perché mio marito non può essere sparito nel nulla”. “Chiedo allo Stato italiano di non abbandonarci – aggiunge – vi chiedo di ascoltare il nostro dolore, di fare qualcosa per aiutarmi a riportare mio marito a casa”.
Il grido di dolore di una famiglia che, da due mesi, combatte in cerca di risposte.
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