Veneto

Morto Massimiliano Cencelli, l’uomo che inventò il ‘manuale’ della spartizione del potere – ViPiù alias VicenzaPiù


(Adnkronos) – E’ morto a Roma Massimiliano Cencelli, funzionario della Dc, il padre del famoso manuale di spartizioni politiche che prese il suo cognome. Aveva 90 anni. Con lui scompare una figura appartenente a una stagione ormai lontana della politica italiana ma resta un’espressione che continua a essere utilizzata ogni volta che la composizione di un governo, la nomina dei vertici di un ente o la distribuzione degli incarichi pubblici viene letta attraverso la lente degli equilibri politici. 

Gianfranco Rotondi, ex leader Dc, ora deputato di Fdi, commenta così la sua scomparsa: ”Più del leader del partito, Cencelli è sempre rimasto nella cronaca, non ne è mai uscito e mai ne uscirà. Il suo capolavoro fu un manuela tanto celebrato quanto paradossalmente mai pubblicato: il manuale Cencelli”. 

 

C’è un destino singolare, e forse irripetibile, nella storia politica italiana: quello di diventare un nome comune. Non una carica, una legge o una stagione politica ma un cognome capace di entrare nel vocabolario del Paese e di trasformarsi in una parola utilizzata per descrivere un intero modo di fare politica. È quanto accaduto a Massimiliano Cencelli, il cui nome è diventato indissolubilmente legato al cosiddetto ‘Manuale Cencelli’, espressione ancora oggi utilizzata per indicare la distribuzione degli incarichi politici sulla base del peso delle diverse forze, correnti e partiti. 

Nato a Roma nel 1936, Cencelli si iscrisse alla Democrazia Cristiana nel 1954, a soli diciotto anni. Negli anni successivi entrò nell’organizzazione del partito e ne diventò funzionario, vivendo dall’interno una delle caratteristiche più peculiari della Democrazia Cristiana: la presenza di numerose correnti, ciascuna con il proprio peso, i propri esponenti e le proprie aspirazioni. Fu segretario di Adolfo Sarti, importante esponente democristiano e più volte ministro. In seguito collaborò con Nicola Mancino, destinato a ricoprire incarichi istituzionali di primo piano, fino alla vicepresidenza del Consiglio superiore della magistratura. È in questo mondo, fatto di congressi, correnti, tessere, incarichi e complessi equilibri interni, che Cencelli costruì la sua esperienza. Un osservatorio privilegiato sulla macchina politica della Prima Repubblica. 

La leggenda del Manuale Cencelli affonda le sue radici nel 1967, al congresso della Democrazia Cristiana di Milano. In quell’occasione la corrente dei cosiddetti ‘pontieri’, nata per fare da collegamento tra la maggioranza e la sinistra del partito, ottenne circa il 12 per cento. Si pose allora il problema di come tradurre quel risultato nella distribuzione degli incarichi. Cencelli raccontò molti anni dopo di aver proposto un principio apparentemente semplice: se in una società gli incarichi vengono distribuiti in proporzione alle azioni possedute, lo stesso criterio avrebbe potuto essere applicato alla politica, rapportando gli incarichi al peso delle correnti e al numero delle tessere. Non era soltanto una battuta. Era il tentativo di trasformare gli equilibri politici in una sorta di aritmetica del potere. 

La vicenda venne raccontata dallo stesso Cencelli in un’intervista ad Avvenire del 25 luglio 2003. Da allora il suo nome è rimasto legato a quel metodo, anche se il ‘manuale’ è diventato nel tempo qualcosa di più di un semplice documento: una metafora. A rendere popolare l’espressione contribuì anche l’ironia di Mario Sarti. Quando i giornalisti cercavano di capire in anticipo come sarebbe stato composto un governo durante una crisi politica, la risposta diventava una battuta: “Chiedetelo a Cencelli”. Il nome del funzionario cominciò così a circolare tra giornalisti e politici fino a diventare sinonimo di una pratica: stabilire quanti incarichi spettassero a ciascun gruppo sulla base del suo peso. Da allora ‘Manuale Cencell’» è diventata un’espressione spesso usata in senso ironico o polemico. Non indica necessariamente un documento preciso da consultare ma un metodo, reale o presunto, con cui la politica distribuisce le proprie caselle. 

C’è poi un elemento quasi leggendario nella storia del documento. Le copie cartacee del Manuale Cencelli sarebbero pochissime. Si tratterebbe di un fascicolo di appena otto pagine dattiloscritte, probabilmente scritto dallo stesso Cencelli e riprodotto con carta carbone. Il paradosso è evidente: un documento minuscolo e quasi introvabile è diventato molto più famoso del suo autore e della sua effettiva consistenza. Perché il vero ‘Manuale Cencelli’, nel corso degli anni, ha smesso di essere un fascicolo ed è diventato una categoria politica. La Democrazia Cristiana non esiste più, la Prima Repubblica appartiene alla storia e il sistema dei partiti è profondamente cambiato. Eppure il cognome Cencelli è sopravvissuto. 

Ogni volta che una maggioranza deve distribuire ministeri, sottosegretariati, presidenze, vicepresidenze, consigli di amministrazione o altri incarichi, torna la domanda: si sta scegliendo in base alle competenze o in base alle quote? È proprio qui che il ‘Manuale Cencelli’ ha trovato la sua seconda vita. Il termine non descrive più soltanto la politica democristiana ma una tentazione ricorrente della politica italiana: quella di considerare gli incarichi come caselle da assegnare per mantenere un equilibrio tra gruppi. Cencelli stesso, nel corso della sua vita, rimase legato alla politica anche dopo la fine della Democrazia Cristiana.  

Nel 2001 fu candidato nella lista de La Margherita per il Consiglio comunale di Roma. Ma la sua fama rimase legata soprattutto a quella stagione precedente, quando il sistema delle correnti rappresentava uno degli elementi centrali della vita politica italiana. La storia di Massimiliano Cencelli è, dunque, anche la storia di una trasformazione linguistica. Un cognome proprio è diventato un sostantivo, quasi un verbo implicito: “applicare il Cencelli” significa calcolare, pesare e distribuire. (di Paolo Martini) 

politica

webinfo@adnkronos.com (Web Info)


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »