Contrasto dei disturbi alimentari: «Come sono cambiati e i nuovi mezzi di sensibilizzazione»

di Stefania Supino
«Pensavamo che questa potesse essere la generazione più felice di sempre, invece è quella più infelice. In tanti anni non ho mai visto così tanti adolescenti tristi come in questi ultimi cinque» racconta Laura Dalla Regione, psichiatra e referente dei disturbi del comportamento alimentare per la Regione a Umbria24. Il 2 giugno ricorre il World eating disorders action day, che insieme alla Giornata nazionale del ‘Fiocchetto Lilla’ del 15 marzo si impegna a sensibilizzare e far conoscere i disturbi del comportamento alimentare.
Numeri In Umbria sono oltre 13 mila le persone affette dal disturbo, le più colpite rimangono le ragazze, ma un numero sempre più significativo riguarda anche i ragazzi, con circa il 20 per cento del totale dei pazienti di sesso maschile. Essendo il problema molto attuale, spiega Dalla Regione, l’Umbria è in linea con l’epidemiologia nazionale – in Italia sono circa 3 milioni le persone con Dca -, un’ «epidemia» che colpisce maggiormente gli adolescenti (13-20) ma che non evita l’età adulta allargando così il range. «Preoccupante è il fenomeno dell’autolesionismo associato a questi disturbi, se prima era una rarità, adesso più della metà che entra nei nostri centri pratica gesti di autolesionismo» spiega la psichiatra. L’Umbria però ha una rete pubblica eccellente con – solo nella zona dell’Usl1 – due centri su Todi, uno a Umbertide e uno a Città della Pieve.
Epidemia I disturbi del comportamento alimentare rimangono la seconda causa di morte negli adolescenti, tra le possibili cause ci sono: complicanze mediche causate dalla malnutrizione e il suicidio. Su quest’ultimo, Dalla Ragione chiarisce: «I Dca sono forme di depressione moderne. Nei giovani che avvertono un’incapacità di stare al mondo, il corpo diventa il bersaglio principale di questa sofferenza». Ma la speranza della guarigione c’è perché questa è possibile grazie, come avviene in Umbria, a terapie specializzate. «In Italia ancora ce ne sono poche di terapie specializzate, ma ciò su cui dobbiamo insistere è la prevenzione, specialmente nelle scuole, nella famiglia, nel mondo dello sport e sui social media».

Sensibilizzazione Accanto alle strutture pubbliche, un ruolo di primo piano spetta anche al settore privato. È il caso di Corabea, il primo centro medico in presenza, nato a Ponte San Giovanni nel febbraio scorso, ma già attivo sulle piattaforme online a partire dal 2024. Maddalena Merli, responsabile della comunicazione del centro, spiega a Umbria24 quanto sia importante sensibilizzare sui social media: «Se ne parla ancora molto poco dei disturbi del comportamento alimentare. Noi non volevamo essere solo una pagina per pubblicizzare il nostro centro, bensì sensibilizzare sul tema e raggiungere più persone possibili». Un impegno che ha spinto il team ad ampliare la propria presenza anche nei podcast, con ‘La cura delle parole’: «Abbiamo deciso di realizzare un podcast in cui parliamo di dca sia in modo clinico sia attraverso le testimonianze – spiega Maddalena -, con storie per far sentire chi ne soffre un po’ meno solo. Contiamo su circa 150 esperti in tutta Italia e voci di chi questo disturbo l’ha vissuto in prima persona».
Segnali «Come tutte le patologie psichiatriche – afferma Dalla Ragione -, è necessario cogliere i primi segnali soprattutto quelli comportamentali». Infatti, oltre che i comportamenti legati all’alimentazione – come aumento dell’attività fisica, riduzione dei carboidrati e dolci, ritirarsi in bagno dopo i pasti -, è importante soffermarsi anche ai cambiamenti caratteriali – nervosismo, depressione, isolamento -. Secondo gli esperti, alla comparsa dei primi segnali è necessario recarsi nei centri specializzati per anticipare l’insorgenza completa del disturbo. «Spesso chi viene da noi convive con il disturbo già da anni. Pensiamo che il disturbo sia legato solo alla variazione di peso, ma così non è: è un’ossessione che inizia molto prima della perdita di peso. Essendo una malattia egosintonica, chi ne è affetto non ne è consapevole e in questo senso l’aiuto della famiglia o degli amici è fondamentale» spiega la psichiatra.
Nuovi disturbi Se i disturbi alimentari, alla fine degli anni Novanta, erano principalmente anoressia e bulimia, oggi questi sono aumentati. Vi è il disturbo da alimentazione incontrollata, caratterizzato dalla presenza di crisi bulimiche senza il ricorso di comportamenti di compenso o eliminazione. Ma ci sono anche la bigoressia – che interessa maggiormente il sesso maschile -, che comporta un abuso di attività fisica, diete iperproteiche e anabolizzanti per paura di essere esile, oppure l’ortoressia, ovvero l’ossessione per i cibi sani e puri. Non meno rilevante e pericoloso per la salute è la diabulimia, che colpisce chi ha il diabete di tipo 1 e che comporta l’omissione dell’ insulina per perdere peso.
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