91%. Solo 3 su 10 con il Re

Viva l’Italia! Viva la Repubblica Italiana! Titolava così il nostro giornale, all’epoca con la testata Voce Adriatica, nell’edizione del 5 giugno 1946, quando si erano delineati ormai con nitore i risultati del referendum istituzionale del 2-3 giugno. Per quelli definitivi e la proclamazione ufficiale della vittoria della Repubblica ci vollero 8 giorni di conteggi e riconteggi, ma ormai il risultato era acquisito e Voce Adriatica uscì in edicola con un’edizione straordinaria, in cui si riportavano i risultati ancora parziali che davano la Repubblica ormai in netto vantaggio, con il 54% di voti (54,27% il dato poi definitivo).
Con un titolo a tutta pagina, su due righe e doppio punto esclamativo a sottolineare l’enfasi per la svolta epocale impressa dalle urne alle sorti del Paese, si dava la notizia dell’esito ormai scontato a favore della scelta repubblicana. «I dati di cui sopra non sono completi, però – data la mancanza di poche sezioni – l’esito del referendum non potrà essere cambiato nella sostanza, ma solo nella percentuale della vittoria della Repubblica», informavamo i lettori in prima pagina, accanto a un elenco con i risultati regione per regione. Nelle Marche, quando lo scrutinio era arrivato a 1.120 sezioni su 1.126, 498.607 elettori si erano espressi per la Repubblica, contro 213.621 schede di preferenza monarchica.
La grande partecipazione
L’esito definitivo è ancora oggi consultabile alla sezione Archivio di Eligendo, portale del ministero dell’Interno. Il primo dato che spicca è quello sulla partecipazione al voto (aperta per la prima volta dal marzo 1946 anche alle donne) con un’affluenza del 91,65%, distante anni luce da quella registrata alle Regionali del settembre 2025, quando votò la metà esatta degli aventi diritto. La scelta di campo dei marchigiani fu netta: quasi mezzo milione di voti (499.566) per la Repubblica, pari al 70,12%, 212.925 per la monarchia (29,88%). In provincia di Ancona il voto repubblicano sfiorò l’80% dei voti (79,61%), in quella di Pesaro-Urbino percentuali simili, con un 76,21 a 23,79% per la Repubblica, mentre nel Maceratese finì 65,1 a 34,9%. Nell’Ascolano e nel Fermano (allora provincia unica), la partita fu più sofferta e la Repubblica si affermò con il 56,36%. Ma in alcuni Comuni del Piceno vinse chi voleva dare continuità alla monarchia. Ad Ascoli e Arquata del Tronto oltre 54% si espresse per i Savoia, a Venarotta i monarchici presero addirittura tre preferenze su quattro (75,26%).
L’Assemblea Costituente
Il 2 e 3 giugno del ’46 si votò anche per l’Assemblea Costituente, prima competizione tra i partiti dopo il totalitarismo del ventennio fascista. Nel taglio basso della prima pagina Voce Adriatica riportò anche i risultati della circoscrizione elettorale delle Marche. Anche qui la Democrazia Cristiana fu il partito più votato, pur con una quota (30,55%) inferiore a quella nazionale (35,21%). I Pci, con il 21,82%, risultò la seconda forza davanti ai socialisti del Psiup, al 18,81%.




