Sicilia

L’aggressione al prof a San Vito e la challenge sui social, aperto un fascicolo per istigazione

Video, chat, gruppi social. Da pc e cellulare dello studente che venerdì mattina a San Vito Lo Capo ha provato ad accoltellare un prof a scuola potrebbe arrivare la chiave per stabilire quale sia il motivo per cui si è scagliato contro il suo docente di Tecnologia e, soprattutto, se qualcuno lo abbia spinto a farlo.

Proprio la rete sembra, infatti, aver avuto un ruolo decisivo in tutta la vicenda. Per vederci chiaro la Procura per i minori di Palermo ha aperto un fascicolo, ancora a carico di ignoti, per istigazione.

Le indagini sui social

Sotto la lente il profilo TikTok dello studente che nei giorni prima dell’aggressione aveva fatto intendere la volontà di compiere un gesto clamoroso. Dalla lettura di alcuni commenti emerge che diversi suoi follower sapevano cosa avesse in mente.

Alcuni gli chiedevano come avrebbe realizzato il video «dell’impresa» e il ragazzino descrive esattamente quanto accaduto e cioè che avrebbe usato il cellulare attaccato a un caschetto. Il filmato sarebbe stato trasmesso in una diretta Telegram.

Lo stesso gruppo del ragazzino di Bergamo

Le analisi sui dispositivi, che verranno effettuate nelle prossime settimane, stabiliranno inoltre se il ragazzino frequentasse le stesse chat di un altro studente delle medie, di un anno più grande, che a fine marzo a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, ha colpito con quattro coltellate la sua professoressa di francese.

A ipotizzarlo è stato oggi il Messaggero che ha pubblicato la versione fornita da una ragazza straniera, comparsa nell’inchiesta sull’episodio di marzo, che sostiene di aver ‘incrociatò negli stessi ambienti digitali frequentati dal tredicenne anche il dodicenne di San Vito Lo Capo.

Di sicuro nella dinamica le due vicende, nonostante si siano verificate a oltre mille chilometri di distanza, sembrano essere legate da un filo. Anche il tredicenne bergamasco aveva compiuto l’aggressione facendo una diretta Telegram e aveva postato una delirante spiegazione delle sue ragioni sui suoi canali, che poi sono stati chiusi. Le tante similitudini hanno spinto i magistrati a indagare anche su eventuali collegamenti tra i due gesti. E i carabinieri stanno verificando «possibili convergenze».

L’interrogatorio: non mi pento

Intanto ieri il dodicenne siciliano è stato sentito per ore, in modalità protetta, dalla procuratrice per i minorenni di Palermo. Lo studente non avrebbe mostrato alcun pentimento. La violenza, ne sono certi gli inquirenti, era stata programmata nei particolari nei giorni precedenti.

La challenge

A dimostrarlo pure i post allusivi pubblicati dal ragazzino sul suo profilo Tik Tok. Tra questi, poche ore prima del fatto, aveva scritto in inglese «non incolpatemi per quello che farò» e nei giorni precedenti aveva postato parole ancora più inquietanti: «la mia più grande paura è non riuscire a farne nemmeno uno».

Una frase che farebbe pensare all’intenzione di colpire più di una persona. I carabinieri hanno sequestrato tutti i dispositivi elettronici del ragazzino che, venerdì mattina, prima di entrare in classe è andato in bagno e ha indossato un caschetto da bici su cui ha bloccato con lo scotch il cellulare con il quale ha fatto una diretta Telegram dell’aggressione. Smentita, invece, la tesi che dietro l’aggressione ci fosse una challenge. Il 12 enne non è imputabile, ma i magistrati per i minorenni stanno valutando se affidarlo a una struttura specializzata.


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