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Kiev ha meritato sul campo l’ingresso nell’Unione europea. E conviene a tutti (anche a noi)

Al netto di ideologie, sovranismi, congetture improntate più sui luoghi comuni del passato che sulle emergenze del presente ci vorrebbe poco a capire che l’ingresso dell’Ucraina nella Ue andrebbe facilitato e velocizzato. Anche in una visione egoista che si concentrasse più sui nostri interessi che non su quelli di Kiev. Basta guardare alle cronache di questi giorni: droni russi che sconfinano in Romania provocando feriti; droni o presunti tali che si avvistano a Monaco; l’ex-presidente russo Medvedev che ironizza sulle paure degli europei; l’idea del governo italiano, in un momento del genere, di non utilizzare i fondi europei del programma SAFE per la difesa. E parliamo solo dell’ultima settimana.

Ora tutto si può fare, come pure si possono avere opinioni diverse, solo che non si può protestare con Mosca per il drone in Romania come ha fatto Giorgia Meloni insieme agli altri leader europei e non prendere atto dei tempi eccezionali che stiamo vivendo. E se si ha consapevolezza del momento si dovrebbe comprendere che un ingresso dell’Ucraina nell’Unione è anche un nostro interesse perché adesso, e non si sa per quanto tempo, l’esercito ucraino, l’apparato militare e le industrie belliche di Kiev sono sicuramente i più sperimentati del vecchio Continente. Un dato di cui bisogna tenere conto anche di fronte al disimpegno americano verso l’Europa.

Impegnata in un conflitto che ha già superato nei tempi la prima guerra mondiale, l’Ucraina ha dimostrato di saper tenere testa alla Russia di Putin. Lo hanno capito i paesi del Golfo che hanno subito ingaggiato esperti di Kiev per fronteggiare i droni e i missili iraniani. Se ne sono accorti pure gli americani e gli israeliani. E tutti i paesi del Nord Europa, i più preoccupati dal neo imperialismo di Putin. L’argomento più usato dal partito traversale contrario all’ingresso di Kiev nella Ue è trito e ritrito, tirato in ballo ogni volta che l’Unione interviene in favore dell’Ucraina o quando si parla di una sua adesione alla NATO: decisioni del genere ci trascinerebbero inevitabilmente – è la tesi di suddetti “saggi” – in una guerra con Mosca. Per chi non l’avesse capito noi siamo già impegnati in una sorta di conflitto non guerreggiato con Mosca. E al di là di quello che pensiamo noi per il Cremlino siamo nell’elenco dei nemici. Né tantomeno la Ue può accettare l’idea che Kiev sia sconfitta: la sconfitta dell’Ucraina, infatti, a questo punto equivarrebbe alla sconfitta dell’Europa e alimenterebbe la politica aggressiva di Putin. L’adesione di Kiev alla Ue e la conseguente solidarietà anche militare di cui godrebbe da parte dei 27 paesi dell’Unione, sarebbe invece un atto di chiarezza e sconsiglierebbe a Mosca di coltivare il sogno di un nuovo impero: le regole del nuovo ordine mondiale si fondano sulla forza e non è un caso che i paesi del vecchio patto di Varsavia che sono finiti nel mirino dello Zar in questi anni erano le pecorelle isolate (Moldavia, Giorgia e, appunto, Ucraina) che non erano sotto l’ombrello della NATO ma neppure sotto la tutela della Ue.

È una circostanza su cui bisogna riflettere per l’oggi e per il domani. Come pure bisogna valutare il desiderio di Europa che anima l’Ucraina, un desiderio che ha perseguito al costo di una guerra che è costata centinaia di migliaia di vittime.

Quel diritto Kiev, potrà sembrare retorico in tempi in cui la politica spesso si confonde con gli affari (Zelensky ha già detto che è pronto a rinunciare per dieci anni ai fondi europei), lo ha conquistato con il sangue.


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