Capello: “Da noi gli attaccanti perdono palla e si fermano. Si deve imparare e copiare dal Psg”
“L’umiltà, la voglia di sacrificarsi, di aiutarsi in ogni momento e la forza di Luis Enrique, che riesce a trasmettere tutto questo alla sua squadra. E lo si vede in campo. Questa sera non si è visto un grande PSG, però devo dire che la vittoria è stata meritata”. Fabio Capello non ha dubbi: nonostante una partita non perfetta, la vittoria della Champions League del Psg è stata meritata. Questione di cuore, sacrificio, voler rincorrere l’avversario. L’ex allenatore di Roma e Milan tra le tante ne ha parlato a Sky Sport, dopo il successo ai rigori della squadra di Luis Enrique. “Ma soprattutto si è vista una squadra che, pur avendo delle difficoltà e pur non avendo praticamente mai tirato in porta, diciamoci la verità, ogni volta che perdeva palla rincorreva immediatamente l’avversario”, ha spiegato Capello.
Da qui è nato un paragone con il calcio italiano, con i calciatori azzurri, con Capello che ha analizzato anche quali aspetti bisogna migliorare per la crescita generale del movimento: “Ecco, questa è una cosa che mi piacerebbe vedere nel calcio italiano. Nel nostro calcio, molto spesso, gli attaccanti quando perdono palla si fermano. No, dovete imparare dal PSG sotto questo aspetto e copiarlo bene. Poi, a livello tecnico, entrano in gioco altre qualità. Ma per quanto riguarda la volontà e il sacrificio, prendete esempio da loro”.
Una responsabilità a metà tra la mentalità dei calciatori e quella che invece gli allenatori inculcano agli stessi, come precisato da Capello in un dialogo con Paolo Di Canio: “Poi c’è la solita storia: ‘Se corre troppo, davanti alla porta non è lucido’. Questa è la narrazione che sentiamo spesso. L’attaccante deve rimanere lucido perché altrimenti sbaglia davanti alla porta. E allora arriva quella famosa scusa: ‘Non corro’. Ma il calcio moderno non è più questo. Oggi bisogna correre tutti, attaccanti compresi”.
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