Roma, svaligiano l’auto di un medico e provano a “cancellare” il GPS con la stagnola
Un espediente tecnologico ingegnoso ma rudimentale per neutralizzare i localizzatori satellitari e guadagnare il tempo necessario a far sparire la merce nel circuito della ricettazione.
Questo il piano architettato da una banda di professionisti dello scasso che, dopo aver saccheggiato l’automobile di un medico dermatologo in via Nomentana, ha avvolto la costosa strumentazione sanitaria nella carta stagnola per schermarne le frequenze GPS.
Lo stratagemma si è tuttavia infranto contro i dispositivi di controllo del territorio messi in campo dalla Polizia di Stato, che hanno intercettato e bloccato i fuggitivi lungo l’asse autostradale cittadino.
L’operazione è stata condotta dagli agenti della sezione “Falchi” della Squadra Mobile di Roma.
I poliziotti, in servizio di perlustrazione antirapina, hanno notato una vettura sospetta sfrecciare a forte velocità nei pressi dello svincolo dell’autostrada A24, in direzione del quartiere periferico di Ponte di Nona, intimando immediatamente l’alt al conducente.
Il kit da scasso nel bagagliaio e i computer sotto i sedili
Il forte nervosismo mostrato dagli occupanti ha spinto gli investigatori della VI sezione della Mobile ad approfondire i controlli, dando il via a una perquisizione d’urgenza del veicolo.
I sospetti hanno trovato immediato riscontro nel bagagliaio, dove è stato rinvenuto un campionario completo di attrezzi atti allo scasso: grimaldelli, chiavi alterate, tensori e strumenti di precisione utilizzati per forzare le serrature delle auto di ultima generazione senza lasciare segni evidenti di effrazione.
La vera sorpresa è arrivata però dall’ispezione dell’abitacolo. Celati sotto i sedili anteriori, i poliziotti hanno scoperto numerosi involucri confezionati con rotoli di fogli di alluminio.
All’interno erano custoditi computer portatili, tablet, medicinali, timbri professionali, ricettari in bianco e soprattutto preziose apparecchiature mediche specialistiche rimosse poco prima dall’auto del professionista.
L’alluminio era stato applicato per isolare i dispositivi, sfruttando il principio della gabbia di Faraday per impedire ai software antifurto di trasmettere le coordinate geografiche della banda alla sala operativa.
Convalidati i fermi a Piazzale Clodio
Grazie ai dati riportati sui timbri e sui documenti clinici, gli investigatori sono risaliti in tempo record all’identità del dermatologo derubato, contattandolo per la successiva restituzione dell’intera attrezzatura, fondamentale per lo svolgimento della sua attività professionale.
Secondo la ricostruzione della Questura, i tre stavano trasferendo il carico verso un hub di stoccaggio provvisorio, base logistica per lo smistamento dei beni sul mercato nero.
I tre complici, tutti cittadini di nazionalità georgiana di età compresa tra i 37 e i 49 anni, sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto con le pesanti accuse, in concorso, di ricettazione e possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli.
La misura precautelare è stata formalmente discussa e convalidata dal Giudice per le indagini preliminari presso le aule del Tribunale di Piazzale Clodio, che ha disposto la custodia cautelare in carcere per i componenti del sodalizio criminale.
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