Molise

Giallo di Pietracatella, si cerca la via della ricina ma nessun computer sequestrato all’Agrario | isNews

La voce era circolata dopo l’audizione di una docente dell’Istituto, amica di Gianni Di Vita. Attesa per l’analisi dei dati presenti su telefoni e computer sequestrati


CAMPOBASSO. Giallo di Pietracatella, si cerca di ricostruire la via della ricina che ha ucciso Sara Di Vita, 15 anni, e sua madre Antonella di Ielsi 50 anni. Ma non è stato sequestrato nessun computer durante il sopralluogo che la Squadra mobile di Campobasso ha svolto all’Istituto Agrario di Riccia.

E’ arrivata da fonti investigative la smentita alla notizia circolata nelle ultime ore, dopo l’audizione alla quale è stata sottoposta in Questura una docente di matematica della scuola, amica di Gianni Di Vita, nuovamente sentita dagli inquirenti.

A cinque mesi dai due decessi si aspetta la svolta nell’inchiesta, con la Procura dei Larino che indaga per duplice omicidio premeditato, sempre contro ignoti Risposte sono attese dall’analisi dei dati del telefono sequestrato ad Alice Di Vita, sorella e figlia delle due vittime, e dai dispositivi elettronici sequestrati nell’abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella, tra telefoni, computer, tablet e modem.

Conclusa per tutti i dispositivi la copia forense gli esperti informatici sono ora al lavoro per analizzare, come richiesto dalla procuratrice Elvira Antonelli, eventuali ricerche sulla ricina fatte da Sara e Antonella o dagli utilizzatori dei dispositivi, chat e geolocalizzazione degli apparecchi.

Lavoro che procede di pari passo con quello scientifico, con il direttore dell’Istituto tossicologico e antiveleni ‘Maugeri’ di Pavia Carlo Locatelli e il chimico forense Daniele Merli che andranno ad affiancare gli altri consulenti della Procura, il medico legale Benedetta Pia De Luca e il dottore Giovanni Battista Laterza, per meglio verificare la “compatibilità delle risultanze delle autopsie con l’ingestione di ricina, con l’esame dei reperti sequestrati o acquisiti”.

Su richiesta degli avvocati dei medici indagati per omicidio colposo, nel primo fascicolo di inchiesta aperto a Larino, ai consulenti della Procura è stato chiesto anche di accertare se c’era un antidoto per la ricina e se c’erano delle procedure per poter accertare la presenza della sostanza tossica da parte dei sanitari dell’ospedale ‘Cardarelli’ di Campobasso, dove madre e figlia si erano recate in condizioni gravissime.


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