Tra Arsenal e Psg è sfida per la Champions e per il miliardo di ricavi

Il risultato netto fotografa due fasi diverse del ciclo economico. Il PSG chiude con una perdita di 40,1 milioni, in miglioramento ma inserita in un trend di lungo periodo che ha prodotto quasi un miliardo di rosso dal 2019. L’Arsenal, invece, limita il passivo a 1,6 milioni, avvicinandosi al pareggio grazie all’effetto congiunto della Champions e delle plusvalenze (95,5 milioni). In valore assoluto la differenza è marcata e segnala una maggiore capacità dei londinesi di contenere il disavanzo pur in presenza di investimenti rilevanti.
Il confronto patrimoniale
Anche la struttura patrimoniale evidenzia divergenze. Il PSG presenta un indebitamento complessivo intorno a 1,2 miliardi e una posizione finanziaria netta negativa contenuta ma sostenuta dal supporto della proprietà. L’Arsenal, pur con un patrimonio netto inferiore (147,8 milioni contro i 237,6 milioni dei francesi), appare meno esposto sotto il profilo dell’indebitamento e più vicino a un equilibrio di medio periodo.
Budapest diventa così il crocevia tra due modelli. Da un lato, un PSG che continua a fare leva sulla potenza finanziaria e sulla massimizzazione dei ricavi commerciali, accettando perdite strutturali come prezzo del successo sportivo. Dall’altro, un Arsenal che, pur restando in rosso, mostra segnali di convergenza verso il break-even attraverso una crescita più bilanciata delle proprie linee di business.
La sfida, dunque, non è soltanto tra due squadre, ma tra due approcci al calcio-industria: espansivo e capital intensive quello parigino, progressivamente sostenibile quello londinese. In palio non c’è solo la Champions, ma un’indicazione indiretta sulla direzione futura del modello economico europeo.
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