Viola Costa, curatrice del Festival Tener-a-mente, ribadisce la coerenza della rassegna anche in questo 2026

Felici di chiacchierare nuovamente con Viola Costa, al timone di Tener-a-mente dal giorno zero. L’abituale kermesse porta, ogni estate, al Vittoriale di Gardone Riviera (BS), tutta una serie di artisti, un cartellone articolato fatto di scelte trasversali per palati differenti: cogliamo anche l’occasione per fare il punto della situazione di una storia che incomincia ad essere copiosa e importante, dato che l’edizione di quest’anno è la quindicesima, un traguardo non indifferente.
Domanda forse banale, ma d’obbligo ad un anno di distanza dall’ultima intervista, ovvero, com’è andata l’edizione 2025? Sia oggettivamente in termini numerici, perché è più che corretto fare un bilancio vero e proprio fatto, come piace ai promoter, di numeri, ma anche un piccolo riassunto delle sensazioni in merito alla proposta artistica, per un bill (più volte ripetuto anche in altri articoli) tra i migliori di sempre. All’interno di questa prima domanda, l’altrettanto importante presentazione dell’edizione di quest’anno, che, come al solito, tocca diversi generi, complementari quanto differenti tra loro, si va dal cantautorato italiano, passando per il jazz, la musica d’autore, il folk, l’indie internazionale, diversi appuntamenti per una rassegna, che, come sempre, si rivela ben congegnata e trasversale.
Come ho già avuto modo di dichiarare, l’edizione 2025 di Tener-a-mente rappresenta senza dubbio il momento in cui il nostro percorso artistico e l’identità del Festival hanno trovato il più ampio e consapevole riconoscimento. La stampa nazionale ha più volte evidenziato la qualità della proposta, mentre un pubblico numeroso e partecipe ha riempito l’anfiteatro, restituendo quell’autentico sentimento di gratitudine che l’arte e gli artisti meritano.
La soddisfazione è ancora più significativa se letta alla luce di un contesto complesso: dal punto di vista numerico, il 2025 non è stato un anno particolarmente favorevole. L’aumento generalizzato dei costi, un’offerta estiva sempre più ampia e frammentata e una distribuzione del pubblico meno omogenea tra gli appuntamenti non hanno sempre consentito di raggiungere condizioni di piena sostenibilità economica. D’altra parte si è trattato di una stagione difficile per l’intero comparto della musica dal vivo, con molti operatori che hanno registrato una sensibile contrazione delle presenze.
Proprio in questo scenario, in cui sarebbe stato più semplice orientarsi verso scelte maggiormente commerciali, abbiamo invece deciso di difendere con determinazione la nostra visione artistica, mantenendo coerenza e continuità nel percorso intrapreso.
È una linea che perseguiamo da quindici anni e che abbiamo confermato anche nel 2026, costruendo un cartellone in cui, a mio avviso, emergono alcune vere e proprie gemme.
Tra queste, il concerto dei BEAT: quattro leggende che ho a lungo desiderato ospitare al Festival, anche singolarmente — penso in particolare a Tony Levin e Adrian Belew, mentre Steve Vai è ormai una presenza familiare al Vittoriale. Accanto a loro, l’elettronica raffinata di Chet Faker (nella foto di copertina), le atmosfere nordeuropee di Of Monsters and Men e dei Two Door Cinema Club. Il jazz torna inoltre protagonista con tre appuntamenti di altissimo livello: Diana Krall; Stefano Bollani, affiancato da una vera e propria parata di grandi interpreti italiani, da Enrico Rava a Paolo Fresu e Stefano Mancuso; ma, soprattutto, l’unica data italiana della straordinaria Esperanza Spalding, un’artista che inseguivo da anni e che mancava dal nostro Paese da troppo tempo.
Quella del 2026, sarà la quindicesima edizione in agenda, e, trattasi, di un traguardo da cifra tonda, che significa sempre qualcosa. Per un lasso di tempo così lungo, si presuppone un prodotto vincente, l’idea di portare, ogni estate, in un posto bellissimo, ma comunque complicato (come detto già in altre interviste), tutta una serie di artisti, che era minimamente impensabile potessero arrivare, quindi è sempre difficile fare una classifica, però gli appuntamenti più significativi di questa lunga storia quali potrebbero essere, io sono sicuro di averne almeno 3, a cui, tra l’altro, non ho partecipato e che ancora rimpiango.
Domanda complicatissima.
Ne scelgo tre, ma potrei nominarne davvero decine. E non è una classifica: è memoria viva. Lou Reed. Il suo ultimo tour in Italia, la nostra prima edizione di Tener-a-mente. Una leggenda fragile, che sembrava attraversare il palco con fatica — e poi, nel momento esatto in cui ha abbracciato il microfono, tutto si è acceso. I musicisti, il pubblico, l’aria stessa: trascinati da un’energia insieme dirompente e sottilissima, qualcosa che appartiene solo agli Artisti, quelli con la maiuscola. Keith Jarrett. Superata la prova — perché di questo si tratta, per chi organizza — resta una serata di grazia irripetibile. Una musica che non si limita a essere eseguita, ma accade. E poi complimenti ricevuti a posteriori dal suo personal manager: una carezza che ancora ci scalda. Jeff Beck. Per anni il mio sogno nel cassetto, musica come velluto. Per ragioni diverse, non potremo mai più ascoltare nessuno di questi tre giganti. Forse anche per questo li scelgo oggi a emblema della storia di Tener-a-mente.
Ricollegandomi alla domanda precedente, guardandosi indietro e tornando agli inizi, rivedendo un team, che, quasi per gioco, iniziò tanti anni fa appunto, ad allestire un bill credibile in un sito storico e affascinante, ricordo le “raccontate” perplessità iniziali di certi promoter, quasi scettici, le sensazioni di questo lunghissimo viaggio e credo ricco di soddisfazioni, perché, non per tessere lodi, comunque meritatissime, ma facendo pura cronaca da racconto, l’annuncio del cartellone di Teneramente è al centro delle attese dichi mastica musica di qualità e ama andare ai concerti. Ed è un appuntamento imperdibile, a prescindere dai nomi, che, ogni anno, si avvicendano, e raramente si ripetono, quasi fosse un’esplorazione continua. Che emozioni e ricordi porti con te?
Moltissimi, ma più di tutto ricordo la primissima estate del 2010, quella da cui tutto ebbe inizio. Noi organizzavamo non l’intero Festival, ma la Settimana Jazz del Vittoriale. Eravamo giovani e pieni di passione, incoscienti quanto basta per intraprendere un’avventura imprenditoriale più grande di noi, in quel momento. Una sera mi feci male a una caviglia aprendo il cancello dell’anfiteatro a una squadra tecnica. La diagnosi fu ferale: sedia a rotelle fino a remissione della lesione al tendine.
La Settimana Jazz sarebbe iniziata il giorno seguente e non si sarebbe svolta sul palco dell’anfiteatro, ma in vari, incantevoli angoli del Parco Monumentale del Vittoriale: 13 ettari discretamente selvaggi, pieni di salite e discese, come si addice alle dimore costruite in collina. Come avrei potuto seguire tutto l’allestimento e lo sviluppo della rassegna? Fu quella la prima volta in cui vidi raccogliersi attorno a me, e a quell’incidente di percorso, una comunità di persone appassionate che al nostro lavoro erano già grate, molto più di quanto io avrei mai immaginato. Potei seguire passo passo tutto lo sviluppo di quella densa settimana di eventi, portata in braccio a turno per tutti i 13 ettari del Parco.
Quando dico che sono grata al pubblico e a chi ci sostiene, non parlo per piaggeria: l’emozione più grande in questi 15 anni è sempre stato sentire una comunità di appassionati stringersi attorno a noi, quando le circostanze diventavano più difficili.
La cosiddetta appendice settembrina, che mi avevi ventilato nella scorsa intervista,mese per altro, storicamente, non così ricco di offerte, dopo l’abbuffata estiva, ho visto essere rimasta un’idea, sicuramente, immagino, per l’eccezionale presenza di Biagio Antonacci per un lungo periodo, o sbaglio?
Tener-a-mente Equinozio, la rassegna estiva che porta la musica dal vivo sul palco del Vittoriale anche in settembre, tecnicamente nasce quest’anno. D’ora in avanti la programmazione sarà costante e non occasionale. Mentre stavamo lavorando alla costruzione del cartellone, lo scorso autunno abbiamo avuto questa richiesta di residenza di Biagio Antonacci e ci è sembrato naturale accoglierla.
Programma completo (biglietti QUI):
26 giu
Of Monsters and Men
30 giu
Beat
4 lug
Daniele Silvestri
6 lug
Stefano Bollani All Stars
8 lug
Esperanza Spalding
11 lug
LP
16 lug
Diana Krall
21 lug
Two Door Cinema Club
24 lug
Chet Faker
25 lug
Coez
26 lug
Coez
29 lug
Kings of Convenience
31 lug
Niccolò Fabi
1 ago
Coez
2 ago
Coez
Dal 4 set al 16 set
Biagio Antonacci




