Marche

l’ombra della gelosia dietro il blitz. Fidanzati a processo


FALCONARA Picchiata, rapinata e insultata per le sue origini africane. Il blitz in cui era rimasta vittima una 38enne somala risale al 25 ottobre del 2022. Per l’agguato notturno, avvenuto nei pressi di via Marsala, è finita a processo una coppia di fidanzati: lei 51enne e lui 46enne, entrambi residenti a Falconara. Devono rispondere di rapina e lesioni personali, considerando che la vittima era finita al pronto soccorso con una prognosi di dieci giorni a causa delle botte subite. Alcuni colpi erano stati sferrati con il cellulare.

L’aggravante

La procura ha contestato l’aggravante dell’odio razziale. «Sei una nera di m…» la frase che la coppia avrebbe lanciato alla 38enne prima di portarle via la borsa con dentro gli effetti personali, 40 euro in contanti e due cellulari.

Il blitz era andato in scena poco dopo l’una, nel cuore di Falconara. Stando alla ricostruzione accusatoria, gli imputati si erano avventati sulla donna mentre stava camminando in strada. In primis, le avrebbero lanciato insulti razzisti in riferimento alle sue origini africane. Poi, l’aggressione fisica. Secondo quanto raccolto dai carabinieri, che hanno ricevuto la querela della persona offesa, ci sarebbero stati spintoni, calci e pugni. Ma non solo.

La 38enne sarebbe stata anche colpita alla testa con un cellulare. Alla fine, i due fidanzati – sempre stando alla versione accusatorio – le avevano strappato la borsa e la parrucca per poi fuggire con il favore del buio. La somala non aveva esitato a sporgere denuncia ai carabinieri della locale Tenenza, puntando il dito contro gli imputati, difesi dagli avvocati Nicoletta Pelinga e Caterina Ficiarà.

La stessa 38enne risulta essere persona offesa in un altro procedimento, dove la coppia deve rispondere di stalking per fatti avvenuti a partire dal 2023. Anche in questo caso, il reato è aggravato dall’odio razziale. «Ti portiamo in Nigeria con il gommone» le avrebbe detto la coppia quando incontrava la vittima per strada. E ancora: «Sei una morta di fame, te la facciamo pagare cara». Di nuovo: «Ti facciamo perdere il posto di lavoro». A far scattare la persecuzione sarebbe stata la gelosia provata dall’imputata nei confronti della vittima, forse a causa di una precedente amicizia stretta con il 46enne.




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