Morto colpito dal taser, salgono a quattro i carabinieri indagati: sono accusati anche di aver scritto il falso nei verbali

Genova. Salgono a quattro i carabinieri indagati per la morte di Elton Bani, il 41enne albanese deceduto il 17 agosto dopo essere stato colpito dal taser di due carabinieri che sono stati iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo. I due risultano adesso indagati anche per falso ideologico in atto pubblico, insieme ad altri due colleghi che erano con loro durante l’intervento richiesto quella mattina dai sanitari del 118 che avevano trovato l’uomo in stato di agitazione e avevano chiesto un supporto. perché Bani era molto agitato: aveva fatto avanti e indietro con l’auto dopo la lite con altro vicino. Poi era rimasto in macchina. Il personale sanitario aveva preferito chiedere il supporto delle forze dell’ordine.
La nuova accusa deriva da una discrepanza tra le relazioni di servizio firmate dai militari per descrivere i fatti e le testimonianze di due vicini di casa.
I due testimoni avevano assistito a tutto l’intervento. Erano stati sentiti dagli investigatori, coordinati dalla pm Paola Calleri, e i loro racconti sembrano concordare sui punti essenziali. Per esempio il fatto che all’arrivo della prima gazzella, la situazione era tranquilla e il 41enne si era calmato e rispondeva alle domande dei carabinieri. Quando era arrivata la seconda, con i militari che avevano indossato i guanti i toni e i modi si erano alzati. Bani, che non aveva alcun arma, non voleva salire in casa dove i militari volevano accompagnarlo a prendere i documenti e a un certo punto si era attaccato alla ringhiera delle scale. Secondo i racconti era stato colpito ed era caduto a terra, poi i primi due colpi di taser, di cui uno lo aveva colpito solo di striscio. Anche se era ancora a terra i quattro militari non erano riusciti ad ammanettarlo “perché aveva una mano sotto la pancia ed era schiacciato a terra” ha detto uno dei vicini. Così era stato sparata un’altra scarica. Il 41enne a quel punto era rimasto immobile e dopo averlo ammanettato i carabinieri si erano accorti di quello che era successo e avevano chiamato i soccorsi rimasti all’esterno dell’abitazione. Secondo la consulenza medico legale a scatenare l’arresto cardiaco erano state le scariche ripetute in “concausa” con la cocaina che il 41enne aveva assunto.
Diversa la versione dei militari indagati che nelle relazioni di servizio hanno spiegato che il ricorso al taser è stato indispensabile perché l’uomo li aveva colpiti a calci e pugni ed era fuori controllo. La pm Paola Calleri adesso ha chiesto di sentire i due testimoni in incidente probatorio, in modo che possano essere sentiti in contraddittorio dai legali degli indagati (due di loro sono assistiti da Mario Iavicoli), dall’avvocato di parte civile Cristiano Mancuso, che assiste il fratello di Bani, dalla pm e dallo stesso giudice. L’udienza non è ancora stata fissata.




