Ruby Ter, valanga di eccezioni e richiesta di ripartire da zero
Ripartire con il processo Ruby Ter dal primo grado. Trasferire alcune posizioni a Siena e Forlì per competenza territoriale. Mandare gli atti alla Corte Costituzionale per chiarire quando un cittadino chiamato a testimoniare in un processo penale diventi davvero un “pubblico ufficiale” e da quale momento ne sia consapevole. È una vera e propria valanga di eccezioni quella che si è abbattuta sulla prima udienza del nuovo processo d’appello Ruby Ter davanti alla seconda sezione penale della Corte d’Appello di Milano, presieduta da Maria Rosaria Correra.
Più di tre ore di udienza, cinque questioni di legittimità costituzionale, una ventina di liste testimoniali e corpose produzioni documentali. Le difese delle 22 imputate – le ex ospiti delle cosiddette “cene eleganti” di Arcore – si sono presentate compatte chiedendo, in sostanza, di ricominciare tutto da capo dopo l’annullamento disposto dalla Cassazione della sentenza assolutoria pronunciata dal Tribunale di Milano nel febbraio 2023.
È in questo clima che l’avvocato Jacopo Pensa, legale di Karima El Mahroug, la giovane marocchina conosciuta come Ruby, ha evocato in aula il parallelo con uno dei casi giudiziari più longevi e discussi d’Italia. “Quando dico alle persone che devo parlare ancora delle cene eleganti, mi rispondono: ‘Ancora?’. E a volte fanno parallelismi con il processo di Garlasco”, ha detto il penalista, parlando del “paradosso” di una vicenda che continua a trascinarsi a sedici anni dai fatti. “Il protagonista è scomparso — ha aggiunto riferendosi a Silvio Berlusconi, morto il 12 giugno 2023 — mentre le fanciulle imputate di essere state corrotte sono ancora qui davanti alla vostra giustizia”.
Il punto centrale dello scontro resta l’annullamento deciso dalla Suprema corte. Quel verdetto aveva respinto l’impianto accusatorio della Procura milanese sostenendo che le ragazze coinvolte non avrebbero mai dovuto essere sentite come semplici testimoni. Secondo il Tribunale, infatti, già dall’aprile 2012 esistevano gravi indizi di un loro coinvolgimento e di un “interesse economico” a rendere dichiarazioni compiacenti a favore dell’ex presidente del Consiglio.
Per questo motivo avrebbero dovuto essere iscritte nel registro degli indagati e ascoltate con le garanzie difensive previste dalla legge, compresa la presenza di un avvocato. Con quel ragionamento, bocciato dalla Cassazione, quindi i giudici di primo grado non erano entrati nemmeno nel merito della veridicità o falsità delle testimonianze contestate, dichiarando inutilizzabili i verbali delle deposizioni e facendo così crollare l’accusa di corruzione in atti giudiziari. Basti pensare che tutte avevano dichiarato che erano cene “assolutamente normali”, mentre altre ragazze fuggite dalle feste hanno raccontato cosa accadeva.
La Cassazione ha però ribaltato quell’impostazione, accogliendo il ricorso “per saltum” della Procura di Milano. Secondo la Suprema Corte era comunque necessario accertare se quelle testimonianze fossero vere o false, anche se il reato presupposto di falsa testimonianza è ormai prescritto. Da qui il rinvio alla Corte d’Appello di Milano. Ed è proprio su questo punto che le difese hanno aperto il nuovo fronte dello scontro. “Se la Cassazione riconosce che il tema non è stato affrontato in primo grado, allora serve un nuovo accertamento del fatto storico davanti al Tribunale”, sostengono diversi legali. In altre parole: il processo deve ricominciare dal primo grado. E anche se la corruzione ha 12 anni come termine di prescrizione in assenza di atti interruttivi, è evidente che partendo da capo difficilmente il processo arriverà integro fino al terzo grado di giudizio.
L’avvocato Paolo Cassamagnaghi, difensore di Marysthell Polanco, ha così sollevato una questione di legittimità costituzionale contro le norme che non prevedono, dopo un annullamento conseguente al ricorso “per saltum”, il ritorno davanti al giudice di primo grado. La richiesta di riaprire integralmente il dibattimento è stata sostenuta anche dall’avvocato Ivano Chiesa, legale di Aris Espinosa. “Quando il presidente Tremolada ci invitò a rinunciare ai testimoni non ci siamo potuti difendere — ha detto in aula — e qui bisogna capire se quei soldi siano stati dati perché Berlusconi era un uomo generoso o un fetente che voleva corrompere le ragazze. Se ci interessa la verità, quei testimoni vanno sentiti”.
Le difese hanno depositato circa venti liste testimoniali e nuovi documenti. Tra questi anche quelli prodotti dagli avvocati Luigi Liguori e Nicola Giannantonio, legali di Alessandra Sorcinelli e Barbara Guerra, per dimostrare che le due ex ospiti delle serate di Arcore lasceranno entro dicembre 2026 le ville ricevute in comodato d’uso dall’ex premier. Comodati che, secondo i legali, sarebbero stati nel frattempo revocati attraverso conciliazioni giudiziali.
Il cuore della battaglia resta però costituzionale. In aula sono state presentate almeno cinque questioni di legittimità contro quello che l’avvocato Pensa ha definito un “groviglio di norme”. Il nodo principale riguarda la figura del testimone e la sua equiparazione a un pubblico ufficiale. Le difese contestano infatti che la normativa chiarisca in modo preciso quando un cittadino chiamato a testimoniare diventi effettivamente pubblico ufficiale e soprattutto quando ne acquisisca piena consapevolezza.
“Un notaio sa perfettamente di essere un pubblico ufficiale perché lo ha scelto — ha osservato Pensa — mentre le nostre ragazze non avevano scelto nulla e oggi rischiano di pagare le conseguenze di un reato molto grave con pene non irrilevanti”. L’avvocata Patrizia De Natale, legale di Lisney Barizonte, ha invece contestato la sovrapposizione tra i reati di corruzione in atti giudiziari e intralcio alla giustizia. Secondo la difesa, le due fattispecie finirebbero per punire le stesse condotte in modo indeterminato. Nel caso dell’intralcio alla giustizia, inoltre, la norma punirebbe soltanto chi induce a rendere dichiarazioni false – quindi il presunto corruttore – e non chi sarebbe stato indotto.
Sul tavolo sono finite anche le questioni di competenza territoriale. I legali di Luca Giuliante, tra cui Fabio Giarda, hanno chiesto di valutare il trasferimento di parte del procedimento a Siena, dove esiste un filone parallelo della vicenda già transitato davanti alla Corte d’Appello di Firenze nel processo che coinvolse anche Mariano Apicella. Un’altra difesa ha invece chiesto il trasferimento di alcune posizioni al Tribunale di Forlì.
A distanza di oltre dodici anni dall’inizio delle indagini e sedici dai fatti originari, il processo Ruby Ter continua così a muoversi tra questioni tecniche, conflitti interpretativi e dubbi costituzionali. Sullo sfondo resta una domanda decisiva: quando una persona chiamata a testimoniare diventa davvero un pubblico ufficiale e da quale momento può essere accusata di essere stata corrotta per mentire?
La Corte d’Appello dovrà decidere il prossimo 29 giugno su tutte le eccezioni preliminari e sulle richieste di riapertura del dibattimento. Una nuova udienza è già stata fissata anche per il 30 settembre. “Non sarà l’ultima, anche se tutti lo vorremmo”, ha ammesso la presidente Correra. Una frase che fotografa perfettamente il clima di un processo che sembra non finire mai.
Source link




