Mendicino, al via “La scuola dei classici 2026”: spettacoli, formazione, escursioni
Mendicino si accende di cultura con “La scuola dei classici 2026”: un festival tra teatro, formazione, paesaggio e innovazione narrativa.
MENDICINO (COSENZA) – Mendicino si prepara a vivere una stagione culturale di grande intensità con una rassegna teatrale e artistica che, tra maggio e giugno 2026, attraverserà il centro storico, il Teatro Comunale, il Ridotto del teatro, Palazzo Campagna, l’Anfiteatro Catalano e i percorsi naturalistici del territorio. L’iniziativa è promossa dalla compagnia Porta Cenere, con la direzione artistica di Nat Filice e Mario Massaro, con il patrocinio della Città di Mendicino e il cofinanziamento della Regione Calabria – Dipartimento “La Calabria che incanta”, nell’ambito del Programma Operativo Complementare (POC) 2014-2020.
La rassegna si configura come un sistema narrativo diffuso sul territorio, in cui teatro, formazione e paesaggio si intrecciano fino a diventare parti inseparabili della medesima esperienza culturale. Il programma alterna spettacoli, percorsi formativi, incontri con autori, azioni sceniche, con una particolare attenzione a un pubblico sempre più giovane. L’impianto pedagogico è centrale e si traduce in una costante attivazione creativa dei partecipanti. Accanto agli eventi teatrali, trovano spazio giornate di esplorazione del territorio, momenti di osservazione astronomica e interventi di video mapping curati da Giampaolo Palumbo, che trasformano l’architettura storica in superficie dinamica di racconto.
Mendicino si accende di cultura con “La scuola dei classici 2026”
Il festival è stato inaugurato l’11 maggio al Teatro Comunale di Mendicino con “Il Giudizio, spettacolo di ombre in cui gli animali processano gli uomini” di Onur Uysal. È un tribunale simbolico in cui la natura prende la parola e accusa l’uomo, ribaltando ogni gerarchia. L’ombra non è decorazione, ma coscienza visiva: un linguaggio primordiale che mette in discussione il presente. Nella stessa giornata, lo spazio si è trasformato in laboratorio con “Karagöz e le Maravigliose Ombre Turche” a cura di Astragali Teatro e Eufonia ETS. Qui il teatro d’ombre è diventato ponte tra culture. La tradizione popolare turca si fa esperienza viva, manuale e collettiva, restituendo alla narrazione la sua funzione originaria di incontro sociale.

Il programma di sabato 30 maggio
Sabato 30 maggio 2026 (ore 17.00), al Ridotto del Teatro Comunale prenderà vita la dimensione più fiabesca del festival con “Le avventure di Giovannino” di Elisa Ianni Palarchio. Lo spettacolo racconta le disavventure di un giovane senza paura, figura archetipica dell’infanzia che si confronta con il mondo attraverso ingenuità, coraggio e improvvisazione. Il lavoro è liberamente ispirato alla fiaba di Italo Calvino, ma se ne distacca per assumere una forma viva, mutevole, profondamente relazionale. In scena troviamo una sola attrice, immersa tra i bambini. Non esiste distanza tra palco e platea, perché il racconto si costruisce insieme al pubblico. L’elemento centrale non è la struttura fissa del testo, ma l’improvvisazione continua, alimentata dalle risposte, dalle reazioni e dalla partecipazione attiva dei giovani spettatori.
Lo spettacolo ricostruisce una forma antica e insieme radicalmente contemporanea del teatro: quella del racconto davanti al fuoco, quando le storie venivano tramandate oralmente nelle case, diventando strumenti di immaginazione e formazione morale. Il risultato è un’esperienza sempre diversa, irripetibile. È un teatro che si rigenera a ogni parola, che si trasforma nel momento stesso in cui viene pronunciato.
Alle ore 18.30 il laboratorio “Il teatro di narrazione per ragazzi” firmato Porta Cenere ridurrà il teatro all’essenza: la voce. Senza scenografia, il racconto diventerà spazio mentale condiviso. Alle ore 20.30 al Teatro Comunale il festival compirà un salto nel mito con “Le Troiane” da Euripide, per la regia di Nat Filice. Le donne di Troia non saranno figure lontane, ma corpi contemporanei della guerra.
La scuola dei classici 2026: il 4 giugno
La giornata del 4 giugno si aprirà alle ore 9.30 al Teatro Comunale con “Favoloso 2” di Antonio Filippelli, che non si limiterà a raccontare fiabe ma costruirà un ponte generazionale. Le storie – tra natura, animali e immaginazione – apriranno domande, mettendo in dialogo immaginazione e realtà. Alle ore 11.00, il laboratorio “Costruire una storia” smonterà e ricomporrà la narrazione come un meccanismo vivo. Ogni storia è una macchina emotiva, e ogni partecipante ne diventa ingegnere e narratore. La Drama School di Cosenza (ore 17.30) porterà in scena “Sulla strada per OZ”, dove il viaggio di Dorothy diventerà metafora di crescita artistica e personale, attraversando paure, desideri e trasformazioni.
Alle ore 19.00 a Palazzo Campagna, il festival entrerà nella sua dimensione più visionaria e poetica con “Antigone – Il sogno della farfalla” di Donatella Venuti. Antigone, interpretata da Maria Milasi, e Polinice/Eteocle di Americo Melchionda, abitano un mondo mentale instabile, dove la memoria è alterata e le identità si dissolvono. . Il mito diventerà psiche, la tragedia diventerà allucinazione lucida. La domanda finale resterà sospesa: è possibile una città senza dolore? Alle ore 20.30, lo stesso Palazzo Campagna si trasformerà in superficie luminosa con “Architetture”, intervento di video mapping a cura di Giampaolo Palumbo che riscriverà lo spazio storico attraverso la luce, trasformando la pietra in racconto.
La scuola dei classici 2026: il 5 giugno
Il 5 giugno (ore 11.00) al Teatro Comunale, Paolo Capodacqua porterà in scena “Bianchi, Rossi, Gialli e Neri”. Un progetto ispirato a Rodari che rifiuta ogni semplificazione infantile e restituisce alla parola poetica la sua complessità musicale. Alle ore 12.00, il laboratorio “Raccontare in musica” esplorerà il punto esatto in cui il suono diventa narrazione. Alle ore 17.00, “Le avventure di un pulcino nel cosmo” aprirà un universo narrativo dove il viaggio interstellare diventa metafora della curiosità infantile e della scoperta del mondo. All’Anfiteatro Catalano (ore 21), Debora Caprioglio indosserà i panni di Artemisia Gentileschi in “Non fui gentile, fui Gentileschi”. Un monologo che attraversa violenza, arte e autodeterminazione, restituendo alla pittura il valore di sopravvivenza. Alle ore 22.30, il borgo si riscriverà nella luce con il video mapping di Giampaolo Palumbo, “Raccontare il borgo con la luce”.
La scuola dei classici 2026: il programma del 12, 13 e 17 giugno
Il 12 giugno (ore 16.30), il centro storico diventerà percorso con “Tra cielo e pietra”. Con il trekking urbano guidato ogni strada sarà un racconto, ogni salita una trasformazione. Alle ore 20.30 all’Anfiteatro Catalano, Pippo Franco porterà in scena “Il grande viaggio: il suono e la parola”, un’esperienza che fonde comicità e filosofia, leggerezza e profondità, fino a far emergere il teatro come strumento di disvelamento. Alle ore 22.00, la notte si aprirà al cielo con l’osservazione astronomica: il borgo si spegnerà per accendersi altrove, nell’infinito.
Il 13 giugno 2026 (ore 16.30), “Monte Cocuzzo: la montagna che guarda il mare” condurrà il pubblico in una delle esperienze più immersive del festival: il paesaggio diventerà narrazione verticale, dalla terra al cielo. Alle ore 21.00, l’osservazione astronomica trasformerà la cima in osservatorio naturale: il teatro qui non avrà palco, perché sarà l’universo stesso a recitare.
Il 17 giugno (ore 17.00), il “Living lab per il patrimonio culturale” trasformerà il centro storico in laboratorio: gli spettatori diventeranno parte del processo di valorizzazione del borgo. Alle ore 21.00 all’Anfiteatro Catalano, Paola Quattrini sarà protagonista de “Il potere di un no”, la storia di Franca Viola sulla rivoluzione civile contro il matrimonio riparatore e il delitto d’onore. Alle ore 22.30, la luce tornerà a scrivere le architetture con il video mapping notturno.
Il gran finale del 20 giugno
Il 20 giugno 2026, il gran finale: emozioni, poesia e stelle. Alle ore 18.00 al Teatro Comunale di Mendicino, “Il timone e il vento” costruirà un William Shakespeare emotivo e contemporaneo: amore, rabbia, dolore e stupore diventeranno forze vive che guidano e travolgono i personaggi. Alle ore 21.00 all’Anfiteatro Catalano, Giorgio Colangeli darà voce a Dante in “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, accompagnato da Tommaso Cuneo. Il Purgatorio si trasformerà così in esperienza sonora e poetica, tra parola recitata e improvvisazione musicale.
Alle ore 22.30, il festival troverà il suo ultimo respiro nel video mapping finale: le architetture si dissolveranno e si ricomporranno in un ultimo respiro di luce. Il borgo si concederà una pausa dopo aver raccontato sé stesso. Come se la pietra stessa trattenesse ancora la voce degli spettacoli appena conclusi, e il silenzio non fosse assenza ma eco viva, una memoria che continuerà a vibrare sotto la superficie della notte.
Source link




