Calenda fa mea culpa su Cannizzaro: «Ho fatto scegliere al locale, ho sbagliato»
Su X e in una intervista al Corriere della Sera Calenda prende le distanze dall’alleanza a Reggio Calabria a sostegno di Cannizzaro. «È imbarazzante. Ho lasciato scegliere al locale senza conoscerlo. Non succederà più»
Carlo Calenda e Azione non sembrano prendere pace quando si tratta di decidere alleanze, almeno in Calabria. L’ultimo caso è successo con le amministrative di Reggio. A voto ormai consumato, con Francesco Cannizzaro che ha stravinto, il leader di Azione prende le distanze dalla scelta operata dal partito in riva allo Stretto ormai un mese fa. Lo fa su X, rispondendo a un utente, e al Corriere della Sera, intervistato da Monica Guerzoni.
Sostegno a Cannizzaro, Calenda su X: Imbarazzante
Su X nasce tutto da un post in cui Calenda commentava un articolo di Repubblica, in cui si raccontava dell’apertura di FdI ad Azione per le prossime amministrative di Roma e Milano. «A Milano siamo nella maggioranza di Sala. A Roma siamo all’opposizione costruttiva di Gualtieri. Rimaniamo dove gli elettori ci hanno messo. Non abbiamo fatto ne stiamo discutendo patti con chicchessia. Ci interessa la qualità dei candidati e dei programmi. A livello nazionale Azione è stata, è e rimarrà al centro». Nei commenti una utente chiede conto della scelta di sostenere Cannizzaro a Reggio Calabria. «È imbarazzante. Ho lasciato scegliere al locale senza conoscerlo. Non succederà più» la risposta dell’ex ministro.
A Milano siamo nella maggioranza di Sala. A Roma siamo all’opposizione costruttiva di Gualtieri. Rimaniamo dove gli elettori ci hanno messo. Non abbiamo fatto né stiamo discutendo patti con chicchessia. Ci interessa la qualità dei candidati e dei programmi. A @repubblica e… https://t.co/Db9XRtq1GW
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) May 27, 2026
Calenda al Corriere: Cannizzaro? Non l’avevo mai visto
Nelle stesse ore Calenda veniva intervistato dal Corriere della Sera. Il tema erano le alleanze, con un occhio alle Politiche. Guardando alle Politiche di Azione il leader non ha dubbi: «Andremo al centro e prenderemo un sacco di voti di gente che non voterà un centrodestra da Tajani a Vannacci, né un centrosinistra da Renzi al Potere al popolo. Saranno due accozzaglie, non due coalizioni».
Monica Guerzoni gli chiede conto delle alleanze a geometrie variabili di queste comunali. A Mantova e Andria con il centrosinistra, a Venezia e a Reggio con il centrodestra. E a Reggio, peraltro, Azione non è andata in incognito, ma con tanto di simbolo. L’intervistatrice incalza, dice che Cannizzaro ha stravinto «senza prendere distanza da estremisti come CasaPound» e chiede a Calenda se sia pentito. «Io Cannizzaro non l’ho mai visto – risponde – veniva da Forza Italia. Le scene che ha fatto sono indecorose, dopodiché siccome ha preso il 65%, forse sono sbagliato io».
Il precedente alle regionali, con la retromarcia su Tridico
Dicevamo che con le alleanze in Calabria, o con i rapporti con il livello locale in regione, Calenda non sembra aver fortuna. Perché c’è un precedente, che è quello delle regionali dello scorso ottobre. Lì, però, la retromarcia del leader si consumò prima della presentazione delle liste.
In quell’occasione i suoi riferimenti sul territorio – Francesco De Nisi e Giuseppe Graziano, coordinatore e presidente regionali del partito – si erano andati a sedere dal primo giorno al tavolo del campo largo. Sostenendo e incoraggiando tra i primi la decisione di andare su Pasquale Tridico, ex presidente dell’Inps, come candidato. Se dici Tridico, però, dici anche reddito di cittadinanza. Che per Calenda è un po’ come la kryptonite. «Mai con il M5s» chiariva a fine agosto. Su TikTok ribadiva il concetto: «Questi vogliono fare rdc europei, nazionali regionali per cui chi lavora viene considerato un coglione in Italia».
I suoi rappresentanti locali, in ogni caso, non si tirarono indietro. Candidati entrambi, sotto il simbolo di Casa riformista, il contenitore che metteva insieme Azione, Italia Viva (altra alleanza che a Calenda scatenerebbe allergia) e principiani e che a Palazzo Campanella ha portato poi solo la renziana Filomena Greco. Calenda in una intervista in quei giorni chiarì che «umanamente» capiva la scelta dei due consiglieri regionali uscenti (Graziano e De Nisi) perché erano rimasti senza una lista per ricandidarsi. Doveva esser chiaro, però, che la loro scelta «non impegnava politicamente il partito».
Quando Cannizzaro “sfrattò” Calenda dalla coalizione per le regionali
Calenda spiega oggi di non conoscere Cannizzaro. Certo un precedente burrascoso in Calabria tra il deputato azzurro, coordinatore regionale del partito, e Azione c’era già stato. Lo scorso agosto, con Occhiuto che aveva annunciato le dimissioni e ci si preparava al voto in Calabria, Cannizzaro da Reggio suonava la carica dagli Stati generali di Forza Italia dedicati al Sud. «Li asfalteremo, il risultato in Calabria non li farà neanche partecipare» diceva, riferendosi al centrosinistra. Il rapporto con gli allora consiglieri regionali di Azione si stava già sfilacciando. Graziano e De Nisi, era ben noto, si stavano guardando attorno, pronti ad abbracciare il campo largo.
«Qualcuno che era con noi appena ha visto un momento di difficoltà (un paio di mesi prima il presidente Occhiuto aveva fatto sapere di aver ricevuto un avviso di conclusioni indagini, ndr) ha iniziato a pensare di cambiare direzione. Ma andate via stasera» tuonava Cannizzaro lo scorso agosto. E andava avanti, a fugare i dubbi di chi poteva non aver colto il riferimento. «Calenda, chi ti ha mai visto in Calabria? Ma restatene a Roma e suggerisci ai tuoi camerieri regionali di trovarsi un lavoro perché i consiglieri regionali – preconizzava – non li faranno più». Azione non lasciò correre. «Leali fino alla fine, servi di nessuno» replicava il coordinamento regionale.
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