Intercettazioni in carcere: incontro in Procura generale con Ordine avvocati e Camera penale

La vicenda delle intercettazioni e captazioni di colloqui tra detenuti e difensori nel carcere di Perugia approda anche in Procura generale. Oggi il procuratore generale Sergio Sottani ha incontrato il presidente della Camera penale di Perugia, Luca Gentili, e il presidente dell’Ordine degli avvocati, Carlo Orlando, per affrontare la questione relativa ai rapporti tra difensore e assistito finita al centro del dibattito dopo le notizie emerse nei giorni scorsi.
Incontro Il confronto – è scritto in un comunicato a firma congiunta – si è svolto negli uffici della Procura generale. Secondo quanto riferito nella nota all’incontro ha preso parte il vertice dell’avvocatura perugina «al fine di affrontare la questione sorta in tema di intercettazioni riguardanti i rapporti tra difensore e assistito». Il clima – viene sottolineato – è stato di «assoluta cordialità», nel solco della «leale e costante collaborazione istituzionale tra magistratura e avvocatura nel distretto umbro quale presupposto imprescindibile per il buon funzionamento della giurisdizione e per la tutela dei diritti fondamentali».
Massima attenzione Sottani, dopo aver ascoltato le argomentazioni illustrate dall’avvocatura istituzionale e dalla Camera penale, «ha assicurato la massima attenzione sui fatti emersi di recente, i quali risultano tuttora in fase di verifica anche da parte degli organi istituzionali competenti, tempestivamente interessati dallo stesso Procuratore Generale».
Garanzie Durante il confronto, magistratura e avvocatura hanno ribadito congiuntamente la centralità del diritto di difesa e del ruolo dell’avvocato nel giusto processo. «Tutti i partecipanti hanno unanimemente ribadito il valore essenziale della funzione difensiva quale cardine del giusto processo» – si legge nel comunicato – nel quale si evidenzia anche che «eventuali responsabilità saranno accertate nelle sedi proprie, nel pieno rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento».
Eco mediatica Un passaggio viene dedicato anche all’eco mediatica della vicenda: «È stato inoltre condiviso che il clamore mediatico, come in ogni caso, non giova a un sereno e rigoroso accertamento dei fatti». Le parti hanno infine riaffermato «la volontà di proseguire nel solco della leale e costante collaborazione istituzionale tra magistratura e avvocatura» considerata un presupposto fondamentale «per il buon funzionamento della giurisdizione e per la tutela dei diritti fondamentali».
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