“Conoscere è ricordare”, Roberto Vecchioni e i versi poetici come scavo nella memoria: “La poesia è quando qualcosa ti emoziona”

Durante l’intervista a Radio 105, Roberto Vecchioni ha portato con sé un libro definito “cosa stranissima nel 2026”. Il volume, Scrivere il cielo – Poesie al contrario per Einaudi, ha una struttura rovesciata: la prima poesia che si legge è l’ultima scritta, mentre quella in fondo risale ai suoi dodici anni.
“Come diceva Platone, conoscere è ricordare – ha spiegato all’emittente radiofonica – allora bisogna andare indietro e capire come sono arrivato qui”.
Il recupero dei testi non è stato semplice. Molte poesie sono state ritrovate in “cassetti strani”, su fiammiferi, persino sulla carta igienica. “Molte le ho buttate via, molte non le ho trovate”, ha confessato l’artista. L’idea del titolo – “al contrario” – nasce dal desiderio di tracciare un percorso personale: capire da dove si è partiti, dove si è arrivati e a metà strada cosa è rimasto.
A chi gli domandava se ricordi il momento in cui ha scritto un determinato verso, Vecchioni ha risposto di sì, “probabilmente gli anni più o meno”. Ha citato una poesia legata a Positano e al mare, rivelando però di non trovarsi né a Positano né al mare quando la scrisse: “Era sulla Lambretta in coda”.
“La poesia è quando qualcosa ti emoziona”
Nel corso della conversazione, Vecchioni ha offerto una definizione ampia del fare poetico. “La poesia è quando qualcosa ti emoziona – ha affermato – Può essere un tramonto, una mamma che allatta, una ragazza che bacia sulla spiaggia. Tutto ciò è poesia. Poi puoi scriverla, puoi musicarla, ma in realtà è già di per sé poesia”.
Sul dibattito tra parola scritta e musica, ha ricordato il caso di Bob Dylan, premio Nobel per la letteratura. “La poesia, il trattore – ha scherzato – è una cosa, la musica è un’altra. È un tema”. Ha aggiunto: “Cantare significa dare qualcosa di più, è nel tempo e nello spazio, più fruibile”.
Una farfalla in Giappone e la dedica a Manola
Vecchioni ha letto una poesia in diretta, dedicandola a Manola, una fan presente in studio. Il testo parlava di una farfalla in Giappone, un pesce nel Danubio, un bonzo tibetano e un bambino sporco di riso: tutti accomunati “da un sorriso perché li lascio nel tuo amore”. Un modo per raccontare l’amore che, ha ammesso, è anche “una forma d’amore assoluta” come quella espressa nella canzone Vorrei essere tua madre. “Non c’è un amore più grande – ha detto – se io verso di te ho lo stesso sentimento che avrebbe una madre verso una figlia. Significa che ti amo veramente”.
“Ho conosciuto il dolore” e l’autoironia sulla malattia
L’intervista ha toccato anche i recenti problemi di salute. Vecchioni ha scherzato sulla rimozione della prostata, raccontando di aver perso “tutti i vizi” (il fumo, il bere). “L’autoironia è forse la più grande dimostrazione di intelligenza dell’essere umano”, ha osservato.
Ha poi recitato un brano del suo Ho conosciuto il dolore: “L’ho preso a colpi di canzoni e parole per farlo tremare, per farlo impallidire […] stordito, imballato, così sputtanato che al segnale del gong stava fuori dal ring e non si fece mai più vedere”. La poesia si chiude con un verso secco: “Io sono un uomo e tu non sei un cazzo di niente”.
Lo scoop: il nuovo disco “Favola del tempo andato”
Vecchioni ha annunciato in esclusiva il titolo del prossimo album: Favola del tempo andato. “L’infarto me lo sono beccato proprio mentre stavo lavorandoci – ha rivelato – C’è una canzone spettacolo che credo sia la più importante di tutta la mia vita. Il tema è che si vive al buio in una stanza e quando arriva la fine apre la porta: alla fine c’è una principessa luminosissima. La morte è la morte più bella della vita”.
Tra gli altri brani in cantiere, uno su Ventotene dedicato alla nascita dell’Europa (“tema piuttosto caldo ultimamente”) e una canzone d’amore “molto importante”. L’album dovrebbe essere registrato nei lunedì successivi all’intervista.
Alla domanda su cosa resti ancora da fare, Vecchioni ha risposto: “La vita per me è movimento, venire e correre e fare e conoscere. Non è starsene in una stanza”.
Source link




