è un paradiso per la terza età, ma i giovani fuggono dai costi proibitivi
Una metropoli a due velocità, capace di coccolare la popolazione più anziana grazie a un welfare solido e a una sanità diffusa, ma che al contempo si mostra respingente, costosa e priva di paracadute per chi cerca di costruire il proprio futuro professionale e familiare.
È la fotografia nitida e impietosa che emerge dall’ultimo report del Sole 24 Ore dedicato alla qualità della vita nelle province italiane. Lo studio analizza lo stato di benessere di bambini, giovani e anziani incrociando sessanta indicatori specifici che spaziano dalle opportunità occupazionali ai servizi di prossimità, passando per l’accessibilità abitativa e il tempo libero.
I risultati complessivi mostrano un divario generazionale drammatico: se nella classifica dedicata agli over 65 la Capitale conquista un brillante quarto posto assoluto su scala nazionale, nella graduatoria riservata agli under 35 (la fascia compresa tra i 15 e i 35 anni) Roma precipita all’83esima posizione.

L’emergenza abitativa e i nodi della sicurezza per gli under 35
A determinare lo scivolone della Capitale nella classifica dei giovani è in primo luogo la crisi strutturale del mercato immobiliare. Roma si posiziona infatti quasi in fondo alla graduatoria nazionale (107esimo posto) per l’impatto dei canoni di locazione sul reddito medio disponibile.
Un dato economico che certifica come la ricerca di un alloggio sia ormai diventata una barriera insormontabile per studenti universitari, giovani professionisti e nuove coppie.
Oltre alla morsa del caro affitti, i giovani penalizzano la città per la carenza di infrastrutture dedicate al benessere fisico — la disponibilità di aree e impianti sportivi vede Roma scalzare al 104esimo posto — e per le criticità legate alla sicurezza urbana.
L’elevata incidenza degli incidenti stradali nelle ore notturne e la diffusa percezione di insicurezza nel frequentare i propri quartieri dopo il tramonto relegano la Capitale al 103esimo posto di questo specifico indicatore.
Non mancano, tuttavia, i punti di forza legati alla formazione e ai servizi culturali: la provincia è quarta per la più bassa percentuale di abbandono scolastico dopo la licenza media, ottava per incidenza di laureati nella fascia 25-49 anni e svetta sul podio nazionale per la concentrazione di servizi per il tempo libero raggiungibili in quindici minuti a piedi.
Terza età al top, ma cresce l’allarme isolamento
Di segno diametralmente opposto è lo scenario che vivono gli anziani. Il quarto posto della Capitale è il riflesso diretto di una fortissima concentrazione di medici specialistici, di una rete capillare di assistenza geriatrica domiciliare e di un livello medio degli assegni pensionistici nettamente superiore alla media nazionale.
A sostenere il benessere degli over 65 contribuisce anche il dinamismo del terzo settore: il tessuto del volontariato e delle associazioni non profit attive nella cura della persona registra performance eccellenti.
Anche all’interno di questa oasi di welfare si addensano però alcune ombre sociali. Roma scivola infatti al 100esimo posto per l’elevato numero di anziani che vivono in una condizione di totale solitudine tra le mura domestiche, un indicatore che mette in guardia le istituzioni sul rischio di una progressiva emarginazione delle fasce più fragili.
Registrano margini di miglioramento negativi anche la ricettività delle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) e la diffusione di spazi bibliotecari dedicati alla terza età.
Infanzia in ripresa, ma le giovani famiglie fanno meno figli
Una via di mezzo è rappresentata dalla classifica riservata ai bambini (0-14 anni), dove Roma mette a segno un parziale balzo in avanti, posizionandosi al 33esimo posto della graduatoria generale.
A trainare la performance positiva sono i costi calmierati delle mense scolastiche rispetto ad altre grandi metropoli del Nord, la progressiva estensione della copertura dei posti negli asili nido pubblici e la buona vivibilità dei quartieri a misura di pedone.
A frenare una risalita più netta intervengono le restrizioni degli spazi abitativi medi a disposizione dei nuclei familiari e la contrazione della partecipazione scolastica nella fascia d’età compresa tra i 4 e i 5 anni.
Indicatori, questi ultimi, che si collegano direttamente al progressivo calo dell’indice di natalità e alle crescenti difficoltà economiche che le giovani famiglie romane si trovano ad affrontare nel conciliare i tempi di vita e di lavoro.
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