Kevin Morby – Little Wide Open
Nell’estate del 2024 The National hanno suonato al Crystal Palace Park di Londra e tra i loro ospiti era stato invitato anche Kevin Morby e poco tempo dopo Aaron Dessner lo ha invitato al suo Long Pond Studio nella Hudson Valley, NY per registrare questo suo ottavo album, che segue “This Is A Photograph” (2022) e il suo gemello “More Photographs: A Continuum” (2023): i due hanno lavorato dall’inizio del 2025 fino al settembre dello stesso anno.

Davvero numerosi gli ospiti presenti su questo disco tra cui Amelia Meath (Sylvan Esso), Justin Vernon (Bon Iver), Katie Gavin (Muna), Lucinda Williams, Mat Davidson, Meg Duffy (Hand Habits), Oliver Hill, Rachel Baiman, Stuart Bogie, Tim Carr, Andrew Barr, Benjamin Lanz, Colin Croom e Tom Moth.
Morby nel nuovo disco parla di Midwest, di disastri naturali, grandi cieli e vite nelle piccole città, ma allo stesso tempo è consapevole che sta per trasferirsi a Los Angeles e, insieme alla sua dolce metà, Katie Crutchfield (aka Waxahatchee), sta per diventare padre.
Non possiamo fare a meno di citare il principale singolo “Javelin”, che ha una certa potenza emotiva, e la voce della Meath a supporto di quella di Kevin: il suo folk-rock si fa più ricco grazie a intense percussioni, al piano, ma anche a eleganti fiati che ci ricordano Bruce Springsteen, mentre il coro è assolutamente accattivante e passionale allo stesso tempo.
Il disco, invece, si apre con la bellissima “Badlands”: “Heaven is a place on earth“, canta Morby, mentre racconta di tornadi e i suoi vocals vengono sostenuti da un interessante lavoro della batteria, insieme a piano e chitarra, disegnando il tutto con una delicatezza incredibile.
Anche la lunghissima title-track “Little Wide Open” (oltre otto minuti) non è da meno per quanto riguarda la gentilezza, portando l’Americana del suo pezzo a un altro livello.
Poco più avanti “I Ride Passenger” ci porta su territori country-folk grazie al buon lavoro di banjo e violino, mentre e “Junebug” si contraddistingue per il suo piano e soprattutto l’arpa di Tom Moth, che aggiungono un leggero tocco sognante.
Con influenze che vanno da Neil Young a Bob Dylan e Tom Petty, un songwriting sempre ricco, preciso e interessante e numerosi collaboratori (incluso lo stesso Dessner) di grandissima qualità, Kevin ha costruito un altro disco di assoluto valore che, in quasi un’ora di musica, sa emozionare e regalarci alcuni momenti poetici.
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