Puglia

Conti difficili in tutta Italia

A soli quattro mesi dal suo insediamento il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, sceglie la via dei social per spiegare ai cittadini una delle decisioni più impopolari del suo mandato: l’aumento dell’addizionale regionale IRPEF per arginare il disavanzo della sanità regionale di quasi 350 milioni di euro.

“Normalmente quando ci sono brutte notizie i politici o si nascondono o mandano avanti qualcun altro, io ho sempre preferito guardarvi negli occhi e dirvi chiaramente come stanno le cose”, esordisce il governatore nel suo video, non nascondendo l’amarezza per un provvedimento economicamente e politicamente doloroso. “Aumentare le tasse è una sconfitta, sempre, indipendentemente da chi governa. Ovviamente non sono contento, lo faccio con tanta difficoltà”.

Il buco di bilancio

Decaro respinge fermamente le accuse di cattiva gestione e sprechi sollevate dalle opposizioni, definendole “disinformazione” e “speculazione da campagna elettorale”. I numeri, secondo il Presidente, raccontano una crisi strutturale che sta investendo tutta l’Italia e non solo la Puglia. Il disavanzo sanitario della regione ammonta a 349 milioni di euro e secondo la sua spiegazione è un buco causato da fattori esterni macroeconomici: “La Corte dei Conti ha messo nero su bianco che l’aumento dei costi della sanità nel nostro paese ha superato per 5 miliardi di Euro il fondo sanitario nazionale che lo Stato mette a disposizione delle regioni, – dice Decaro – è in proiezione nel 2029, questa differenza aumenterà fino a 13 miliardi. Questo non succede perché le regioni sprecano ma perché aumentano i costi della sanità, i costi dei farmaci innovativi che quando non sono più innovativi vengono pagate dalla regione, non più dallo Stato. I rinnovi contrattuali decisi dal governo, ma vengono pagati dalle regioni, i costi dei dispositivi medici, l’inflazione che riguarda tutti gli ambiti della sanità. Nel 2025, lo dice il Ministero dell’Economia e delle Finanze, i costi della sanità in tutto il nostro paese sono aumentati del 3,6% e lo Stato ha trasferito alle regioni l’1,2% in più rispetto all’anno precedente, in Puglia l’1,09%. I conti si fanno facilmente, il costo della sanità nel paese aumenta quattro volte più velocemente rispetto a quanto il governo rimborsa le regioni e non ci sono vie di uscita in questo caso, o si tagliano i servizi o si aumentano le tasse”.

La polemica con il centro-destra

Il Presidente della Puglia ha rimandato al mittente, poi, le accuse del centrodestra, spiegando che simili problemi di disavanzo esistono anche in regioni guidate da governi di centrodestra, come Abruzzo, Piemonte, Lazio e Molise. Ma anche in regioni da sempre citati come esempi da seguire, come Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Toscana. Poi, lancia una durissima stoccata ad Arianna Meloni, che durante un comizio ad Andria aveva chiesto alla giunta pugliese di vergognarsi.

“Io non mi vergogno, – ha detto – sono dispiaciuto, sono molto dispiaciuto, ma credo non si debbano vergognare neanche i miei colleghi di centro-destra perché stiamo vivendo una situazione comune”.

Le misure

Prima di toccare le tasche dei cittadini, assicura Decaro, la Regione ha raschiato il fondo del barile, recuperando 107 milioni di euro tramite avanzi di amministrazione, extragettito e una drastica spending review interna, che include un taglio da 30 milioni di euro alle spese del Consiglio regionale. Cifre importanti che però lasciano scoperti 242 milioni di euro. A quel punto, l’attivazione della leva fiscale è diventata un atto dovuto: “Il decreto legislativo 118 prevede che bisogna utilizzare la leva fiscale, non è una scelta, è un obbligo di legge”.

Per quanto riguarda l’impatto reale sulle famiglie, la manovra è stata strutturata seguendo un criterio di progressività fiscale basato sul principio che “paga di più chi guadagna di più”:

Fino a 15.000 € di reddito annuo: Nessun aumento (0 euro), tutelando così il 30% dei contribuenti pugliesi.

Tra 15.000 e 28.000 €: Un aumento medio mensile di 4,17 euro (la fascia più ampia, pari al 40% dei contribuenti).

Tra 28.000 e 50.000 €: Un aumento medio mensile di 19 euro.

Oltre i 50.000 €: Un aumento medio mensile di circa 66 euro.

Tagli agli stipendi dei manager Asl

L’iniezione di nuova liquidità fiscale camminerà di pari passo con un giro di vite sul controllo della spesa sanitaria. Decaro ha annunciato l’adozione di 7 direttive operative blindate: blocco immediato delle consulenze automatiche, revisione contrattuale, centralizzazione degli acquisti e un monitoraggio in tempo reale del bilancio tramite un “cruscotto istantaneo”. La responsabilità stavolta ricadrà direttamente sui vertici: “I direttori generali delle Asl da oggi avranno degli obiettivi che sono scritti nel contratto: se non li raggiungono perdono parte dello stipendio, se non li raggiungono non saranno riconfermati o decadono istantaneamente. Chi gestisce la sanità deve rispondere con i numeri e non con le parole”.

Sapevo che la situazione era complicata, me ne sono assunto però la piena responsabilità, senza scaricare colpe a nessuno, ma il mio lavoro è appena cominciato. Abbiamo adottato un sistema di controllo della spesa sanitaria adottando 7 direttive operative. Ma la sanità non è soltanto spesa, è soprattutto cura delle persone, sulle liste d’attesa in questi mesi abbiamo ricontattato 174 mila cittadini e abbiamo anticipato 93 mila prestazioni, visite mediche specialistiche, operazioni, indagini e diagnostiche. Lo so che non è tanto, ma è l’inizio di un nuovo metodo, lo dico sottovoce perché so che la strada sarà difficile, complicata, l’auspicio nei prossimi anni è quello di tornare a parlare di abbassare le tasse e non di alzarle. Non sono contento per quello che ho annunciato qualche giorno fa, ma sono abituato a dirvi le cose con chiarezza sempre, anche quelle più scomode, perché posso perdere i sondaggi, posso perdere le elezioni, ma non posso perdere la faccia, perché la lealtà con voi per me è sempre stata la cosa più importante, da sindaco, da Europarlamentare e oggi ancora di più da Presidente della Regione.




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